ANNI ’70
Noi siamo i reduci dagli anni Settanta. Lo siamo soprattutto per questioni anagrafiche (eravamo troppo giovani per “fare il 68”), ma ne siamo orgogliosi perché, si voglia o no ammetterlo, la stagione degli anni ‘70 ha rappresentato, per i ragazzi di quella generazione, innanzitutto la possibilità di realizzare il desiderio, proprio della maggior parte degli adolescenti, di poter partecipare e contribuire a quanto accadeva nel mondo. E questo discorso è valido per tutti i diversi movimenti, sia quelli di sinistra che quelli di destra, perché anche a destra negli anni ‘70 si è iniziato a fare politica in modo diverso. Naturalmente, per quanto mi riguarda, posso parlare con cognizione di causa solo di quello che accadeva a destra – a destra c’era la voglia di nuovo, c’erano modelli da seguire, c’erano attività da fare e come in tutti i movimenti politici giovanili a quei tempi c’erano anche episodi di violenza –
NEOFASCISTI, questo era il modo semplicistico con cui cercarono di etichettare un mondo che racchiudeva in se la destra conservatrice, reazionaria, controrivoluzionaria, tradizionalista . i movimenti e i regimi ad essi imparentati o comunque vicini o derivati da comuni matrici culturali o da analoghe condizioni politico-sociali e storiche.
La vera e propria data di nascita del neofascismo è il 26 dicembre 1946 quando viene fondato il Movimento Sociale Italiano. Fra i suoi promotori vi è Pino Romualdi, già vicesegretario del Partito Fascista Repubblicano. L’MSI raccoglie dentro di se tutte le anime disperse del fascismo italiano L’eredità a cui fa riferimento è quella dei 18 punti del manifesto di Verona, con il suo programma di ritorno alle origini rivoluzionarie del fascismo. Fin da subito nel partito sono distinguibili le due anime che ne contraddistingueranno la storia, e che sono riconducibili alla nota distinzione operata da De Felice tra “fascismo movimento” e “fascismo regime”. Da una parte l’ala più intransigente, rivoluzionaria, protestaria, socialisteggiante, anticapitalista, antiamericana, dottrinaria, che fa suo il periodo iniziale e quello finale del fascismo. Dall’altra un’anima d’ordine, autoritaria, benpensante, tradizionalista, disponibile a integrarsi nel sistema parlamentare per spostare a destra l’asse politico del paese, anticomunista e disposta alla scelta dell’atlantismo per contrastare il nemico storico, più rivolta verso gli aspetti del “fascismo regime”.
Questa divisione si farà sempre sentire nella lunga storia del MSI, e non mancherà di disorientare il campo antifascista, che si troverà davanti a posizioni a volte antitetiche, contraddittorie, ma provenienti dalla medesima area politica. Paradigmatico in questo senso l’appoggio dato dal MSI alla scelta dell’atlantismo operata dalla DC di De Gasperi. Il gruppo parlamentare missimo, guidato dai moderati, votò l’ingresso nella NATO, visto quasi come un tradimento, fra le proteste dell’area nostalgica ancorata all’antiamericanismo della tradizione. Ma al di là dei timori dell’area dura, l’adesione alla NATO sarà per l’MSI solo una tattica in funzione anticomunista che non comporterà per i missini nessuna adesione ai valori del consumismo e dell’american way of life, fedeli in questo all’idea di fascismo come “terza via”Al di là di queste divisioni, intorno al MSI si svilupperà tutta una società civile di associazioni sportive, giovanili, sindacali (la CISNAL), di reduci dell’ R.S.I., oltre a riviste ed al quotidiano del partito.
I giovani neofascisti, ma anche lo stesso Rauti e tutto il gruppo degli evoliani, che dal “maestro” ereditano una visione della “Tradizione” come un entità senza tempo che attraversa tutta la storia dalle epoche più remote, portandoli a guardare con favore alle saghe nordiche ed al misticismo, propugnano un rinnovamento nelle file del neofascismo. E’ anche il riflesso dell’ostilità verso l’M.S.I., giudicato chiuso su se stesso, immobilizzato nella celebrazione pura e semplice di temi nostalgici ed al tempo stesso impegnato in una logica politico-parlamentare che non piace alle nuove leve. Ma il fenomeno è strettamente legato anche ai movimenti che stanno avvenendo nel neofascismo europeo. Si sta sviluppando infatti, in nome del terzaforzismo, tutta una corrente favorevole ad un superamento dei singoli nazionalismi a favore di una “nazionalismo europeo” che sia in grado di svincolare il vecchio continente dalla logica della guerra fredda fra U.S.A. e U.R.S.S. per perseguire una nuova politica di potenza. Non si guarderà mai, da questo punto di vista, al movimento dei paesi “non allineati” ma esclusivamente ad una rifondazioni su basi fasciste delle Europa, recuperando il progetto del Nuovo Ordine Europeo sviluppato dai nazisti. Una sorta di “Europa nazione”
In Italia un gruppo vicino ad Ordine Nuovo, la Giovane Nazione, aderirà alla Jeune Europe. Lo stesso figlio di Pino Romualdi, Adriano, sarà uno dei maggiori ideologhi dell’europeismo neofascista
Provare a conciliare gli interessi “borghesi” di ordine con il neofascismo “rivoluzionario”, antiparlamentare, socialisteggiante, movimentista sul piano sociale. Fu una politica che permise al M.S.I. di ottimizzare i propri risultati. I giovani della Nuova Destra leggono anche come una dittatura mentale e comportamentale, una sudditanza psicologica, l’adesione dei loro coetanei all’ideologia marxista, a «un insieme di valori materialisti e progressisti in contrasto con un universo mitico simbolico e una concezione spirituale dell’esistenza cui invece questi giovani si richiamavano. Per molti di loro l’esperienza dei fascismi non era da condannare in blocco anzi andavano recuperati alcuni aspetti quali l’identità collettiva e la giustizia sociale che costituivano i cardini della tanto sognata Terza via.. Non c’era tra questi giovani missini l’idea di essersi schierati dalla parte sbagliata. Gli errori compiuti dai fascismi erano giudicati altrettanto gravi di quelli commessi da altri regimi» . Si doveva dunque uscire dalla torre d’avorio dei circoli evoliani, mantenendo però le tematiche da essi sviluppati, aprire alle influenze esterne un partito dalla misera vita culturale interna. Il primo tentativo in questo senso lo mettono in pratica pubblicano una rivista, che si fa beffe degli slogan antifascisti e rilancia l’idea che anche i neofascisti siano in grado di dire la loro, “La voce della fogna”. E’ una rottura. Con quella rivista, si sperimenta un nuovo modo di concepire l’attività e la militanza politica, un modo che pose in primo piano gli interessi dei ventenni dell’epoca. A destra si affrontavano argomenti quali il cinema, il rock, l’ambiente, il teatro, il turismo alternativo
Viene rivalutato l’elemento femminile, per rispondere all’ondata femminista degli anni ’70. Nascono riviste come Eowyn, che prende il nome dall’eroina di Tolkien, o Donne in lotta, dove si tentava di fornire una visione della donna e dei valori femminili alternativi a quelli del femminismo. Complementarità al posto di uguaglianza, maternità responsabile, rischio di una perdita d’identità della donna. Nascono poi i Gruppi di ricerca ecologica, la rivista Dimensione ambiente, poi Machina, una rivista di cultura e spettacolo, Dimensione cosmica per quel che riguardava la fantascienza e l’astronomia, ed infine i due astri maggiori, Diorama, che recuperava il nome di una rivista di Evola ed era di più alta taratura ed Elementi, che riprendeva il nome della francese Éléments della Novelle Droite, il cui sommario nel 1978 comprendeva uno spettro di tematiche assai variegato: sociologia, identità culturale, scienza politica, comunità, condizione femminile, storia, pitture, letteratura, rivoluzione conservatrice, ideologia, religione, scienza, fantastico
Una dura critica alla democrazia “formale” ed alla società commerciale e materialistica
Il riferimento era ancora quello al primo fascismo rivoluzionario, considerato più sociale, espressione della “giovinezza” prima che questa venisse trasformata a ideologia ufficiale del regime. Dunque puntare sui giovani, occuparsi dei problemi contemporanei, uscire dall’identificazione con la destra, con il conservatorismo ed il perbenismo, l’alternativa sia al socialismo reale che al capitalismo. Quindi denunciare la tossicodipendenza, l’emarginazione giovanile, occuparsi di urbanizzazione, delle situazioni di disagio, di degrado del territorio. E nel farlo usare strumenti e linguaggi nuovi, innovare le forme comunicative e dotare il neofascismo di nuove pratiche politiche che lo facciano uscire dall’immobilismo e dalle ripetizione sempre uguale di se stesso. In sostanza rinnovarsi ma nella continuità, senza abbandonare l’identità neofascista
Da questo connubio nacque l’esperienza dei Campi Hobbit, un vero e proprio punto di svolta per il neofascismo italiano Ovviamente l’altra anima del M.S.I. guardava con diffidenza a questi appuntamenti, quando non con orrore, tant’è che Marco Tarchi, l’Alain De Benoist della Nuova Destra italiana, sarà espulso dal partito del 1981, e la corrente rautiana sconfitta. Ma i campi Hobbit lasciarano il segno in profondità, inserirono temi e pratiche fino ad allora sconosciute se non rigettate dal mondo neofascista, mettendo a disposizione tutta una gamma di punti di riferimento capaci di essere tradotti in azione politica, sociale, culturale al passo coi tempi ed in cui a tutt’oggi pescano a piene mani le esperienze più dinamiche che si muovono nell’arcipelago neofascista.
Gianfranco Fini, segretario del Fronte della Gioventù e messo da Almirante alla guida del partito nel 1987, anche se esponente di una nuova generazione dirigente formatasi negli anni ’70, in un primo momento si dimostra incapace di inaugurare una linea nuova. Pesava in questo anche la sua contrapposizione nei confronti della Nuova Destra, Almirante lo aveva messo a dirigere il F.d.G. nel 1977, quando Fini guidava la corrente conformista degli almirantiani contro quella non conformista dei rautiani, con alla testa Marco Tarchi . All’epoca Fini incarnava la continuità dell’immobilismo e si trovò , con il voto di protesta che cominciava ad indirizzarsi al nord verso il fenomeno nuovo delle leghe, da cui scaturirà poi la Lega Nord, mentre il Movimento Sociale continuava a perdere voti.
Guardando all’esempio francese Fini cercò di posizionare il partito alla testa della polemica xenofoba, legando «in uno stesso rifiuto dell’altro, l’immigrazione, la disoccupazione, l’insicurezza e la crisi di identità» scontrandosi però duramente con Rauti che, raccogliendo le tematiche multirazziali della Nuova Destra ed avendo concluso che la decadenza del socialismo reale spostava l’asse prioritario della lotta contro il capitalismo consumista e materialista, puntava l’indice contro lo sfruttamento del Terzo Mondo gestito dagli Stati Uniti, vero responsabile dell’immigrazione, sostenendo la necessità dell’aiuto “a casa loro
L’ennesimo arretramento elettorale, seppur poco marcato, del 1989 fu il colpo di grazia per la prima segreteria di Fini, che doveva cedere il posto a Pino Rauti, che finalmente giungeva alla guida del partito ed aveva così l’occasione per mettere in pratica una linea sviluppata in lunghi anni di dibattito.
Rauti t
(Continua…)
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