Cosa c’entra l’Italia con la campagna elettorale britannica?
di Simona Bonfante (blog)
Con 365 voti a favore e187 contro la House of Commons – la Camera bassa del Parlamento britannico – ha deciso di convocare un referendum da tenersi il prossimo autunno, per sottoporre al giudizio degli elettori l’ipotesi di modificare l’attuale legge elettorale – maggioritario secco – in favore del sistema proporzionale con le preferenze.
Proporzionalisti sono, da sempre, i Lib-Dem. Ed a ben donde, dacché il terzo partito – non un partitino da zero virgola, ma un partito equivalente ai nostrani Udc e Idv messi insieme – in un sistema elettorale maggioritario secco, è inevitabilmente tagliato fuori da Downing Street. E da che Gran Bretagna è Gran Bretagna, la contesa elettorale si gioca storicamente a due, tra Tories e Labour.
Nel bene e nel male, tuttavia, il sistema del “first-past-the-post” è quello che da sempre – e bene – onora la tradizione democratica liberale britannica. È un sistema coerente con la bipolarità del regime partitico. È un sistema semplice e trasparente. Infatti nessuno sino ad ora se ne era mai lamentato.
Sino ad ora, appunto. Poiché ora qualcosa è cambiato. E quel qualcosa è lo scandalo – deflagrato in piena crisi economica – sulle spese illegalmente contabilizzate ed inopportunamente rimborsate ai partiti. Tutti i partiti, ed una buona parte dei loro eletti ai Commons.
Uno scaldaletto, secondo gli standard italioti. Uno scandalone secondo i più intransigenti parametri anglosassoni. Ed infatti si sta provvedendo a rimediare accelerando la restituzione – penny after penny – dell’incassato non dovuto dai vari MPs destinatari abusivi (e sconfessati).
Ora, se è vero che la prassi era diffusa ed apprezzata da tutti, vero è altresì che la responsabilità massima grava sulle spalle del governo, ovvero del Labour che detiene le redini e le casse della budget pubblico. E questo, alla vigilia di una campagna elettorale, che si prospetta catastrofica per il fu-partito d Tony Blair – in emorragia di consensi, dopo la gestione non proprio brillante della crisi economica e le ricadute non proprio virtuose dell’inchiesta sulla guerra in Iraq – non è certo buona pubblicità.
È così che il Labour si gioca l’ultimo asso nella partita elettorale contro i Conservatori dell’agguerritissimo David Cameron: l’alleanza con i Lib-Dem. La posta politica ovviamente è il sostegno alla riforma in senso proporzionale della legge elettorale.
L’occasione, al Labour, la offre appunto lo scandalo dei rimborsi. L’argomento adottato dal premier Gordon Brown per giustificare l’improvvisa conversione proporzionalista del suo partito infatti è proprio la maggiore responsabilità che l’eletto con voto di preferenza si assume a cospetto dei propri elettori.
Ma i conti non tornano. Almeno n
(Continua…)


