<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Politica Italiana &#187; Francia</title>
	<atom:link href="http://www.blogpolitica.it/category/estero/francia/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.blogpolitica.it</link>
	<description>Voce al popolo!</description>
	<lastBuildDate>Mon, 06 Sep 2010 11:48:16 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.0.1</generator>
		<item>
		<title>&quot;Il cuore dell&#8217;uomo ferma la barbarie&quot; di Enzo Bianchi</title>
		<link>http://www.blogpolitica.it/2010/09/06/il-cuore-delluomo-ferma-la-barbarie-di-enzo-bianchi/</link>
		<comments>http://www.blogpolitica.it/2010/09/06/il-cuore-delluomo-ferma-la-barbarie-di-enzo-bianchi/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 11:45:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Francia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blogpolitica.it/2010/09/06/il-cuore-delluomo-ferma-la-barbarie-di-enzo-bianchi/</guid>
		<description><![CDATA[Un&#8217;interessante discussione sui barbari ha avuto luogo tra Alessandro Baricco ed Eugenio Scalfari sulle colonne di Repubblica nei giorni scorsi, quasi in concomitanza con gli interrogativi e le polemiche suscitate dalla politica francese di espulsione dei rom e con l&#8217;imbarazzante visita di un capo di stato nordafricano a Roma. L&#8217;intersecarsi di questi elementi &#8211; un&#8217;arguta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="justify">Un&rsquo;interessante discussione sui barbari ha avuto luogo tra Alessandro Baricco ed Eugenio Scalfari sulle colonne di Repubblica nei giorni scorsi, quasi in concomitanza con gli interrogativi e le polemiche suscitate dalla politica francese di espulsione dei rom e con l&rsquo;imbarazzante visita di un capo di stato nordafricano a Roma. L&rsquo;intersecarsi di questi elementi &ndash; un&rsquo;arguta riflessione che potrebbe restare sul piano della dialettica intellettuale, una drastica misura di polizia che accredita l&rsquo;equazione immigrati-delinquenti e una preoccupante abdicazione della difesa dei diritti umani di fronte agli interessi economici &ndash; mi suggerisce di tornare ad alcune considerazioni che da tempo cerco di approfondire sulla pericolosa china del ritorno alla barbarie che la nostra societ&agrave; ha imboccato da tempo. S&igrave;, la barbarie devasta gi&agrave; il presente.</div>
<div align="justify"></div>
<p>
<div align="justify">Leggi tutto: Il cuore dell&#8217;uomo ferma la barbarie</div>
<p>
<div align="justify"></div>
<p>
<div align="justify">per approfondire leggi: </div>
<p>
<div align="justify"></div>
<div align="justify">l&#8217;articolo di Alessandro Baricco &#8220;2026, la vittoria dei barbari&#8221;</div>
<p>
<div align="justify"></div>
<div align="justify">l&#8217;articolo di Eugenio Scalfari &#8220;I barbari non ci leveranno la nostra profondit&agrave;&#8221;</div>
<div></div>
<p></br></br></br></br></br></p>
<p>via&nbsp;<a href='http://pietrevive.blogspot.com/2010/09/il-cuore-delluomo-ferma-la-barbarie-di.html'>http://pietrevive.blogspot.com/2010/09/il-cuore-delluomo-ferma-la-barbarie-di.html</a></p>
<img src="http://www.blogpolitica.it/?ak_action=api_record_view&id=18002&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blogpolitica.it/2010/09/06/il-cuore-delluomo-ferma-la-barbarie-di-enzo-bianchi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Filosofia in contrappunto: Intervista a Giorgio Baratta</title>
		<link>http://www.blogpolitica.it/2010/09/06/filosofia-in-contrappunto-intervista-a-giorgio-baratta/</link>
		<comments>http://www.blogpolitica.it/2010/09/06/filosofia-in-contrappunto-intervista-a-giorgio-baratta/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 23:45:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Francia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blogpolitica.it/2010/09/06/filosofia-in-contrappunto-intervista-a-giorgio-baratta/</guid>
		<description><![CDATA[Giuliano Bulf&#243;n (Venezuela) Desnudo Sandra Dugo 1.&#160;Sottolineando il &#8220;carattere dialogico&#8221; del pensiero di Gramsci, Lei ne propone uno sviluppo nella direzione di quello che Edward Said chiamava il &#8220;contrappunto&#8221; tra culture diverse. Lei sostiene la necessit&#224; di far viaggiare Gramsci, pi&#249; in generale la cultura europea &#8220;fuori dell&#8217;Europa&#8221;. Si tratta, considerando insieme questi due motivi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.blogpolitica.it/wp-content/plugins/wp-o-matic/cache/8958c_Giuliano Bulfón (Venezuela) Desnudo.JPG" />    </p>
<p>Giuliano Bulf&oacute;n (Venezuela) Desnudo</p>
<div>Sandra Dugo</div>
<div>1.&nbsp;Sottolineando il &ldquo;carattere dialogico&rdquo; del pensiero di Gramsci, Lei ne propone uno sviluppo nella direzione di quello che Edward Said chiamava il &ldquo;contrappunto&rdquo; tra culture diverse. Lei sostiene la necessit&agrave; di far viaggiare Gramsci, pi&ugrave; in generale la cultura europea &ldquo;fuori dell&rsquo;Europa&rdquo;. Si tratta, considerando insieme questi due motivi, di una stessa esigenza?</div>
<div>Valentino Gerratana ha per primo evidenziato la presenza ideale di un interlocutore attivo nei monologhi carcerari dei&nbsp;Quaderni: un tema ripreso e sviluppato da Francisco Buey. A livello teorico questo stile dialogico del pensiero si esprime nella teoria della &ldquo;traducibilit&agrave;&rdquo; dei linguaggi culturali e scientifici, che sempre pi&ugrave; intriga ma fa anche impazzire gli studiosi di Gramsci. </div>
<p>Sia &ldquo;dialogo&rdquo; che &ldquo;traducibilit&agrave;&rdquo; in realt&agrave; travalicano l&rsquo;ambito del discorso, scritto o parlato. Forse non sono che metafore di ci&ograve; che sta soprattutto a cuore a Gramsci: l&rsquo;unificazione, in primo luogo culturale, del genere umano, che egli vede iscritta oggettivamente come tendenza inarrestabile nel processo storico, e che si manifesta in modo contraddittorio. Americanismo e imperialismo, per un verso, comunismo e nuovo umanesimo o nuovo senso comune, per altro verso, sono le due facce opposte e conflittuali di questa tendenza. Da che cosa deriva e in che cosa essa consiste? Con quali strumenti teorici e politici la si deve affrontare da sinistra? Alla prima domanda Gramsci risponde con un grandioso sforzo analitico ed empirico di conoscenza, che egli chiama &ldquo;filologia vivente&rdquo; della realt&agrave;, cio&egrave; l&rsquo;esame delle capillari, complesse connessioni e relazionalit&agrave; che tessono la trama della contemporaneit&agrave; (nazionale-internazionale). Alla scarsit&agrave; di informazioni e strumenti egli reagisce attivando la sua profonda cultura storica e sociale. La seconda domanda lo stimola a dispiegare in molteplici direzioni la categoria di &ldquo;egemonia&rdquo; che esprime un&rsquo;idea di politica decisamente innovativa rispetto alla tradizione marxista e socialista.<br />Edward Said non ha avuto modo di studiare a fondo l&rsquo;opera di Gramsci. Ne ha messo per&ograve; a frutto alcuni motivi essenziali, a cominciare proprio dal concetto di unificazione del genere umano che avrebbe spinto Gramsci ad approfondire la dimensione spaziale-territoriale dell&rsquo;analisi, in senso sia economico-sociale che politico-culturale, fino a gettare le basi di un pensiero eminentemente, strutturalmente &ldquo;comparativo&rdquo;. Gramsci attraversa e indaga una&nbsp;terra nuova, fonte insieme di unit&agrave; e di conflitto, che nasce, per usare le parole di Gerratana, dalla confluenza di &ldquo;internazionalismo nella vita economica e nazionalismo nella vita statale&rdquo;. Da questo osservatorio, che mostra processi in atto di confluenze e sconfinamenti, Gramsci ci aiuta, secondo Said, a spingere la comparazione verso un modello diverso da quello goethiano-auerbachiano, a Gramsci stesso non ancora chiaramente estraneo, che presuppone un centro del mondo (l&rsquo;Europa o l&rsquo;Occidente).
<div>Nasce da qui, dall&rsquo;esigenza di una rinnovata metodologia comparativa il&nbsp;contrappunto,&nbsp;leit-motiv&nbsp;dell&rsquo;opera di Said, emblematicamente espresso dal pensiero &ldquo;storie che si intrecciano, territori che si sovrappongono&rdquo;. Esso rappresenta un&rsquo;estensione, sotto diversi aspetti, un superamento dell&rsquo;unit&agrave;-traducibilit&agrave; con cui Gramsci ha guardato agli orizzonti di civilt&agrave; del &ldquo;mondo grande e terribile e complicato&rdquo;. Said sottolinea che la modalit&agrave; gramsciana di analisi della relazione Nord-Sud, gi&agrave; a livello nazionale, rappresenta un&rsquo;anticipazione dell&rsquo;atteggiamento contrappuntistico con cui andrebbe affrontata, sia nello studio del passato, sia nella politica del presente, l&rsquo;imbricazione nel mondo globalizzato tra unit&agrave; e conflitto.</div>
<div>La nozione di &ldquo;contrappunto&rdquo; &egrave; non a caso una metafora musicale, che si contrappone agli aspetti centralistici ed etnocentrici della dialettica di tipo hegeliano, esprimibile secondo Said con una diversa metafora musicale, la forma-sonata.<br />Anche Gramsci, cos&igrave; attento alle vicissitudini della ricerca filosofica e scientifica, in molte elaborazioni rivela la presenza di una spiccata sensibilit&agrave; artistica (oltre che antropologica). Non va trascurata questa dimensione latamente estetico-letteraria dell&rsquo;opera di Gramsci per spiegare la sua fortuna pressoch&eacute; planetaria (si pensi agli Stati Uniti o al Brasile o all&rsquo;India, per fare solo alcuni esempi). Non siamo noi a far viaggiare il pensiero di Gramsci fuori dell&rsquo;Europa: il suo contrappunto con il resto del mondo nasce dalle cose.</div>
<div>2.&nbsp;Nel Suo libro&nbsp;Le rose e i quaderni&nbsp;Lei ricorda che Gramsci, con riferimento alla gestazione di un &ldquo;uomo nuovo&rdquo;, auspicava con qualche ironia l&rsquo;avvento di un &ldquo;Leonardo da Vinci divenuto uomo-massa pur mantenendo le sue caratteristiche individuali&rdquo;. Nei suoi studi su Leonardo Lei ha rivendicato, pi&ugrave; che l&rsquo;universalit&agrave;, la &ldquo;parzialit&agrave; universale&rdquo; di questo intellettuale-artista &ldquo;pre-moderno&rdquo;. Qual &egrave; il senso di questa espressione? Come pu&ograve; un pre-moderno diventare modello di personalit&agrave; per la societ&agrave; di massa? Quale linea di continuit&agrave; si pu&ograve; tracciare tra Leonardo e Gramsci?</div>
<div>Mi consenta, in un primo momento, di ampliare ulteriormente il quadro.<br />Cesare Luporini ha studiato, nella sua ricerca sulla storia della cultura italiana, tre autori collegati, se non altro, da una prosa frammentaria, aliena dalla forma-libro: Leonardo, Leopardi, Gramsci. Varrebbe la pena, credo, interrogarsi su una possibile linea di pensiero comune, nonostante le distanze in parte abissali, a questi tre intellettuali-artisti, interpreti con diverse modalit&agrave; della necessit&agrave; di una &ldquo;transizione&rdquo; a una forma diversa di civilt&agrave;. Tutti e tre, fortemente ancorati alla realt&agrave; rispettivamente scientifico e artistica, poetico-letteraria, politica e culturale del proprio tempo, manifestano rispetto ad esso una singolare inattualit&agrave;, che li proietta verso il futuro. Gramsci stesso ha evidenziato con forza questo aspetto a proposito di Leopardi (si veda la lettera a Tania del 5 settembre 1932).&nbsp;</div>
<div>Per quanto riguarda, pi&ugrave; specificamente, il rapporto Leonardo-Gramsci, vorrei osservare che il pensiero da Lei citato da una lettera a Giulia va, per un verso, inquadrato nell&rsquo;ambito della metafora-Rinascimento con la quale Gramsci sottolinea il ruolo decisivo della&nbsp;individualit&agrave;&nbsp;nel processo di costituzione di una &ldquo;coscienza collettiva&rdquo; capace di promuovere un &ldquo;ordine nuovo&rdquo; nella societ&agrave; di massa; per altro verso va interpretato a partire dall&rsquo;istanza tecnico-scientifica che, secondo Gramsci, modifica fortemente i punti di riferimento marxiani nella considerazione interculturale del processo rivoluzionario. Marx aveva individuato nell&rsquo;intreccio tra filosofia tedesca, politica francese ed economia inglese il laboratorio della rivoluzione. Gramsci scrive, immediatamente prima della frase citata, che &ldquo;l&rsquo;uomo moderno dovrebbe essere una sintesi di quelli che vengono&hellip; ipostatizzati come caratteri nazionali: l&rsquo;ingegnere americano, il filosofo tedesco, il politico francese, ricreando, per cos&igrave; dire, l&rsquo;uomo italiano del Rinascimento, il tipo moderno di Leonardo da Vinci divenuto uomo-massa, ecc.&rdquo;. Siamo nel cuore del problema della traducibilit&agrave; dei linguaggi, rispetto al quale il genio&nbsp;relazionale&nbsp;di Leonardo rappresenta un modello, anche agli occhi di Gramsci, pressoch&eacute; ineguagliabile.&nbsp;</div>
<div>Ancora qualche considerazione sulla questione della modernit&agrave;. Parlare di &ldquo;premodernit&agrave;&rdquo; significa rifarsi alle intuizioni utopiche, in qualche modo organicistiche, del giovanile &ldquo;programma universale&rdquo; (come lo chiamava Chastel) di Leonardo, il quale realizza le sue pi&ugrave; importanti acquisizioni dal punto di vista scientifico in contrasto con quel programma, dopo aver preso coscienza del suo fallimento. Ma alcune delle originarie intuizioni restano costitutive della &ldquo;mente di Leonardo&rdquo;, per riprendere il titolo del libro troppo poco studiato di Luporini. Penso alla non-separazione tra senso e intelletto e tra qualit&agrave; primarie e qualit&agrave; secondarie delle cose, come anche alla non separazione tra scienza e arte, pi&ugrave; in generale alla connessione tra ricerca specialistica e orizzonte cosmologico unitario, ci&ograve; che impedisce a Leonardo di avvicinarsi a quella&nbsp;divisione&nbsp;del lavoro e del sapere sulla quale stava cominciando a edificarsi la societ&agrave; moderna.&nbsp;</div>
<div>La mia perplessit&agrave; a proposito della nozione di &ldquo;post-moderno&rdquo; dipende fondamentalmente dalla convinzione che la cultura dei nostri tempi in Occidente, oltre ad alcuni fenomeni che potrebbero rendere accettabile quella nozione, sia caratterizzata fortemente da un processo di acutizzazione di quella stessa &ldquo;divisione del lavoro&rdquo; e del sapere, caratteristica della modernit&agrave;, che oggi convive in modi drammaticamente contradditori con le istanze, anche se perversamente, relazionali e unificatrici della globalizzazione. Di qui l&rsquo;uso del termine &ldquo;ipermoderno&rdquo;.</div>
<div>Se non vogliamo arrenderci all&rsquo;evidenza di quel calderone irrazionale-multimediale che esprime oggi una capacit&agrave; impetuosa di egemonia, dovremmo rivendicare, correndo il rischio del paradosso, l&rsquo;attualit&agrave; sia di Gramsci che di Leonardo: non gi&agrave; in antitesi ma in sintonia con la centralit&agrave; della ricerca tecnico-scientifica, oggi messa in discussione da varie direzioni di fuga imboccate dal pensiero postmoderno. Sia Leonardo che Gramsci erano certamente, oltre che maestri di razionalit&agrave;,&nbsp;anchecreatori di fantasmi, frutti della loro immaginazione creativa. Ma la concretezza, la laicit&agrave;, l&rsquo;avversione a ogni evasione fideistica o mistica erano qualit&agrave; intrinseche del loro modo di sentire, di pensare e di immaginare. Entrambi, ognuno nel suo spaziotempo, erano, avrebbe detto Brecht, figli dello spirito scientifico.</div>
<div>3.&nbsp;In un recente convegno da Lei ha organizzato il 22 febbraio 2005 presso l&rsquo;Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli, &egrave; emersa la proposta di un &ldquo;umanesimo della convivenza&rdquo;, ispirato al dialogo tra Said e Gramsci, orizzonte di &ldquo;impegno&rdquo; degli intellettuali e delle culture di tutto il mondo contro l&rsquo;ideologia della guerra quale soluzione dei conflitti. Che cosa intende per &ldquo;convivenza&rdquo;? Perch&eacute; riprendere una categoria che a molti appare obsoleta quale &ldquo;umanesimo&rdquo;?</div>
<div>Cultura e imperialismo, pubblicato da Gamberetti nel 1998 &#8211; un libro che non ha avuto la fortuna che merita &ndash; illumina da un punto di vista critico-letterario la trama dell&rsquo;originale, contrastata posizione di pensiero che Edward Said ha assunto nei confronti dell&rsquo;universo geopolitico, con impegno diretto sulla questione palestinese, ma con sguardo aperto alle lotte di potere e di egemonia in tante parti del mondo. Estremamente attento alle tragiche ma a tratti anche luminose vicende africane della seconda met&agrave; del Novecento, egli ha ricercato in personalit&agrave; sia del mondo intellettuale che politico, come Fanon e Mandela, la fonte di un atteggiamento di ampio respiro, scevro da pregiudizi, che lo ha portato ad assumere tesi decisamente controcorrente rispetto alla complessiva dialettica politica palestinese, pur godendo di riconoscimento e affetto anche in larghi strati popolari.</div>
<div>Ho ritenuto necessario tratteggiare rapidamente alcuni aspetti della personalit&agrave; di Said perch&eacute; &egrave; da lui, nel contrappunto con Gramsci, che ricavo il filorosso di un&nbsp;umanesimo della convivenza.</div>
<div>Said si &egrave; spinto sino a schierarsi per uno Stato unitario con Israele, contro il riconoscimento di uno Stato autonomo palestinese. Il suo rifiuto di ogni forma anche embrionale di odio razziale o di intolleranza religiosa lo portava non solo a lottare contro l&rsquo;antisemitismo di molti palestinesi, simmetrico all&rsquo;antiarabismo di molti israeliani, ma a ritenere altres&igrave; che solo la&nbsp;riconciliazione, e perci&ograve; una positiva e consapevole&nbsp;convivenza&nbsp;tra gruppi sociali etnicamente e culturalmente diversi, all&rsquo;interno di un organismo statuale comune, potrebbe assicurare un avvenire di pace e di stabilit&agrave; a un territorio tanto martoriato. Da questo punto di vista Said ha proposto una soluzione molto avanzata a una problematica sulla quale si &egrave; incagliata gran parte della storia del movimento operaio internazionale, e cio&egrave; il rapporto tra questione sociale e questione nazionale.</div>
<div>Umanesimo, come sappiamo da Gramsci, &egrave; una categoria per antonomasia ambivalente. C&rsquo;&egrave; stato, e c&rsquo;&egrave;, l&rsquo;umanesimo del&nbsp;vir, elitario e politicamente evasivo, che si &egrave; affermato all&rsquo;epoca del Rinascimento italiano, e c&rsquo;&egrave; quello dello&nbsp;homo, rivolto a tutte e a tutti, abbozzato nella stessa Italia durante il periodo comunale, poi sconfitto, che ha espresso tutta la sua energia, anche se egemonizzata dalla&nbsp;parzialit&agrave;&nbsp;borghese, con l&rsquo;Illuminismo francese.&nbsp;</div>
<div>In senso generale&nbsp;umanesimo&nbsp;&egrave; sinonimo di&nbsp;immanentismo&nbsp;e quindi di opposizione per lo meno tendenziale a ogni tipo di trascendenza, e di&nbsp;laicismo.&nbsp;</div>
<div>Quando Gerratana definiva Gramsci un&nbsp;comunista laico, esprimeva un giudizio che, rispetto a interi periodi e correnti del movimento socialista, suona quasi come un ossimoro! Oggi il valore insopprimibile di un atteggiamento laico sta nel suo carattere di avversione al&nbsp;fondamentalismo, sotto qualsiasi veste, molto spesso nascosta, esso si presenti.&nbsp;</div>
<div>Il carattere forse pi&ugrave; delicato di un possibile rilancio dell&rsquo;umanesimo, perch&eacute; ha a che fare con una intrinseca contraddizione, &egrave; la sua vicinanza all&rsquo;antropocentrismo. Ritengo che lo stesso Gramsci, con la sua insistenza sulla necessit&agrave; di coniugare la storia con la natura, e quindi con la scienza, la filosofia e la politica con lo specialismo, e quindi con la tecnica, abbia creato degli antidoti a quella vicinanza. Bene hanno fatto, credo, Negri e Hardt in Impero a sottolineare una linea di pensiero, da Spinoza ad Althusser, che delineerebbe ci&ograve; che essi paradossalmente chiamano (ma tutto&nbsp;Impero&nbsp;&egrave; ricco di paradossi, a volte salutari) un &ldquo;umanesimo antiumanista&rdquo;.</div>
<div>In un libretto postumo, concepito nella temperie che lo ha indotto a scrivere una nuova prefazione a&nbsp;Mimesis&nbsp;di Auerbach -&nbsp;Humanism and democratic criticism&nbsp;- Said ha riproposto le molteplici sfaccettature dell&rsquo;ambivalenza dell&rsquo;umanesimo, fino a mostrare la presenza specifica e certo ingombrante di un umanesimo&nbsp;americano, o&nbsp;militare, o &ndash; come &egrave; pi&ugrave; ovvio &ndash;&nbsp;etnocentrico, ecc. Said ha tuttavia fornito la chiave per cogliere l&rsquo;estrema attualit&agrave;, e insieme la profonda verit&agrave; storica, dell&rsquo;umanesimo. Questa chiave sta nel nesso strettissimo tra filologia e umanesimo (ci&ograve; che nuovamente ci riporta a Gramsci: abbiamo gi&agrave; accennato alla &ldquo;filologia vivente&rdquo;).</div>
<div>Said ha rivendicato l&rsquo;origine araba, ancor prima che europea, dell&rsquo;approccio filologico ai testi, ma anche lo storico intreccio tra le due civilt&agrave;, che esso storicamente rappresenta. Filologia significa rispetto per l&rsquo;autenticit&agrave; e la verit&agrave; di un testo, e quindi simpatia profonda (per non dire amore) per le parole, intese quali individui che vivono e operano in un testo, qualsiasi esso sia, membri di un organismo perci&ograve;, che va riconosciuto e conosciuto per quello che realmente &egrave;, prima di poter venir criticato, respinto o utilizzato.</div>
<div>In un&rsquo;accezione larghissima e fondante, filologia significa, o implica laicismo, tolleranza, antifondamentalismo, spirito scientifico.</div>
<div>Prima di essere stato tematizzato, assieme a Gerardo Marotta, Mario Martone, Patrizio Esposito, Iain Chambers, Pasquale Voza, Lidia Curti, ed altri nel convegno di quest&rsquo;anno a Napoli, l&rsquo;espressione&nbsp;Umanesimo della convivenza&nbsp;(Humanismus des Zusammennlebens) fu da me proposta presso l&rsquo;Universit&agrave; di Bremen, assieme a J&ouml;rg Sandk&uuml;hler, in una iniziativa del Network&nbsp;Immaginare l&rsquo;Europa&nbsp;nel 1999.</div>
<div>4.&nbsp;Negli sviluppi pi&ugrave; recenti del Network&nbsp;Immaginare l&rsquo;Europa, da Lei ideato in collaborazione con Antonio Ruberti, &Eacute;tienne Balibar, Luciana Castellina e poi Renzo Imbeni negli anni Novanta, si auspica una capacit&agrave;/volont&agrave; del Vecchio Continente di riproporre a livello mondiale la centralit&agrave; della lotta egemonica, e quindi culturale, rispetto a una politica di pura potenza come quella affermata dal neoamericanismo statunitense. Non avverte qui il rischio di un&rsquo;ideologia &ldquo;intellettualistica&rdquo; o di un rifugio nell&rsquo;utopia?</div>
<div>Nel 1991 costituimmo, tra Colleghi di diverse Universit&agrave; europee, con la collaborazione di Roberto Barzanti e pi&ugrave; tardi di Luciana Castellina (entrambi, successivamente, vicepresidenti del Parlamento Europeo) l&rsquo;Associazione di docenti&nbsp;Socrates&nbsp;con sede principale presso l&rsquo;Ateneo di Urbino, il cui Rettore era Carlo Bo. L&rsquo;Associazione accompagn&ograve; quell&rsquo;anno la nascita di un progetto Erasmus di &ldquo;studi filosofici, storico-sociali e intermediali&rdquo; cui demmo il nome&nbsp;Immaginare l&rsquo;Europa. Antonio Ruberti chiam&ograve; poi&nbsp;Socrates&nbsp;il programma comunitario per l&rsquo;Universit&agrave; (come&nbsp;Leonardo&nbsp;quello per la formazione professionale). Nel 1996&nbsp;Immaginare l&rsquo;Europa&nbsp;divenne una Rete Tematica del Programma&nbsp;Socrates. Il logo della Rete, ideato insieme a Edoardo Sanguineti e a Carlo Predetti, fu un&nbsp;SoLe&nbsp;rinascimentale, in omaggio ai due Programmi comunitari. Fu Ruberti a suggerire, e discutere insieme con noi, alcuni temi portanti di&nbsp;Immaginare l&rsquo;Europa&nbsp;e la sua trasformazione in un&nbsp;Network of Universities, Institutes and Research Centers, tuttora esistente. Organo del Network &egrave; stato l&rsquo;Annuario elettronico&nbsp;ImagEuro&nbsp;diretto da Paolo Andruccioli, molto apprezzato da Renzo Imbeni, anche lui vicepresidente del Parlamento europeo, che dopo Ruberti divenne un ispiratore, oltre che un amico di&nbsp;Immaginare l&rsquo;Europa. (Spero che l&rsquo;Annuario, tuttora in rete &ndash; www.imageuro.net &#8211; possa presto riprendere la sua attivit&agrave;).<br />Nel 1996, presso la Protomoteca del Campidoglio, inaugurando le attivit&agrave; della Rete Tematica, un dialogo tra il&nbsp;politico&nbsp;Antonio Ruberti e il&nbsp;filosofo&nbsp;&Eacute;tienne Balibar ebbe come titolo&nbsp;Immaginare l&rsquo;Europa: una nuova cittadinanza. Furono gettate in quella occasione le linee di pensiero del Network che tematizzava &ldquo;identit&agrave; e differenze in un continente-mosaico che cambia&rdquo; e sosteneva, con riferimento a&nbsp;Penser l&rsquo;Europe&nbsp;di Edgar Morin, che &ldquo;il pensiero critico si &egrave; infranto sullo schermo televisivo: ma gi&agrave; affiorano i segni di una immaginazione critica&rdquo;.</div>
<div>Ruberti e Balibar (che hanno tenuto per noi molteplici conferenze e seminari) sottolinearono il processo in atto di&nbsp;indebolimento e democratizzazione dei confini&nbsp;tra paesi, culture, discipline, e auspicarono lo sviluppo di un dialogo tra politici e intellettuali. Il Network ha ricevuto adesioni importanti, come quelle di Jacques Delors, Eric Hobsbawm, Ernst Gombrich, Stuart Hall, Antonio Tabucchi, Dario Fo, Franca Rame, Jo&atilde;o B&eacute;nard da Costa.</div>
<div>Da Ruberti abbiamo appreso la nozione di &ldquo;sapere&rdquo; quale &ldquo;capitale immateriale&rdquo; e abbiamo ereditato la necessit&agrave; di perseguire il &ldquo;triangolo virtuoso tra istruzione, formazione e ricerca&rdquo;. Balibar ci ha aiutato a chiarire alcuni obiettivi indilazionabili per una Europa progressiva, come una cittadinanza capace di superare il dilemma inclusione-esclusione, una politica migratoria democratica, la formazione, a livello europeo, di &ldquo;intellettuali organici&rdquo; di nuovo tipo.</div>
<div>La questione dei confini &egrave; decisiva sia dal punto di vista politico internazionale (&ldquo;cittadini d&rsquo;Europa, cittadini del mondo&rdquo;) che ideologico (dialogo, o meglio contrappunto tra culture) ed epistemologico (enci-clopedia del sapere, intermedialit&agrave; ossia circolarit&agrave; tra parole, immagini, suoni).</div>
<div>Che cosa ha a che fare con la questione Europa-America tutto ci&ograve;? Con Balibar potremmo parlare della possibilit&agrave;-necessit&agrave; di una politica di&nbsp;in-potenza&nbsp;dell&rsquo;Europa. Si tratta cio&egrave; di&nbsp;immaginare un&rsquo;Europa&nbsp;capace di esprimere le potenzialit&agrave; di un modo alternativo, rispetto a quello egemone negli Stati Uniti, di concepire la potenza di un organismo politico, nazionale o sopranazionale, rispetto al mondo globalizzato. Non so se siano qui in gioco intellettualismi, fughe o utopie. Potrebbe anche darsi. So per&ograve; che il mondo ha bisogno di una strategia politica, non puramente economico-militare dei conflitti, e di una&nbsp;governance&nbsp;non imperialistica o non imperiale. A questo fine occorre lottare e resistere contro una prassi politica dominante che tende a chiudere e ad annullare gli spazi del confronto egemonico. &Egrave; questo l&rsquo;umanesimo della convivenza.</div>
<div>5.&nbsp;Oggi appare pi&ugrave; importante ci&ograve; che guardiamo e intuiamo di quello che sentiamo ed elaboriamo mentalmente. Si &egrave; imposto un nuovo tipo di espressione/ comunicazione, che appare scavalcare la dimensione della riflessione, attraverso un linguaggio multimediale che ci immerge nella con-fusione impedendoci di cogliere e valorizzare le distinzioni. Il &ldquo;pensiero critico&rdquo;, o quello che Lei chiama &ldquo;immaginazione critica&rdquo; e &ldquo;intermedialit&agrave;&rdquo;, cio&egrave; circolarit&agrave; e traducibilit&agrave; dei linguaggi, pu&ograve; ritrovare il suo ruolo nella ricerca di un&rsquo;alternativa all&rsquo;appiattimento ideologico e all&rsquo;omologazione culturale?</div>
<div>Nel&nbsp;Libro di pittura&nbsp;Leonardo chiama la pittura un &ldquo;discorso mentale&rdquo;, sostenendo l&rsquo;identit&agrave; tendenziale di scienza e arte; traduce la pittura in &ldquo;poesia muta&rdquo;, la poesia in &ldquo;pittura cieca&rdquo;, la musica in &ldquo;figurazione di cose invisibili&rdquo;. &Egrave; la quintessenza di una concezione e di una prassi, antitetica a una&nbsp;divisione&nbsp;rigida del sapere e delle arti, che &egrave; stata travolta dal pensiero egemone della modernit&agrave;, come si &egrave; configurato con Michelangiolo, Galilei e Descartes. Non vogliamo certo&hellip; regredire e dichiararci antimoderni! Si tratta solo di riconoscere il fatto che alcuni tagli sono stati realizzati e sono stati dolorosi (come ricorda in modo esemplare Edmund Husserl in apertura della&nbsp;Crisi delle scienze europee).&nbsp;</div>
<div>La cosiddetta crisi dei fondamenti ha pian piano costretto a rivedere certe sicurezze. Tra le scienze e le arti sono avvenuti processi che forse solo oggi, in piena epoca elettronica, giungono a maturazione. In questo contesto, fluido e non facilmente determinabile, la posizione che Leonardo assunse&nbsp;allora&nbsp;rivendica, per cos&igrave; dire, riconoscimento e diritti. Nel campo artistico ad esempio, gi&agrave; all&rsquo;inizio del Novecento &ndash; quando l&rsquo;immagine del movimento si combiner&agrave; con il movimento dell&rsquo;immagine &ndash; la memoria di Leonardo ispirer&agrave; il cinematografo di Ejzenstein. Negli anni Sessanta Nam June Paik, fondatore della videoarte, nel crogiuolo del movimento&nbsp;Fluxus&nbsp;parler&agrave; di &ldquo;intermedialit&agrave;&rdquo;: una pratica artistica, con fondamenti scientifici, che ci riporta a mio avviso a Leonardo, in particolare al&nbsp;Paragone delle arti, prima parte del&nbsp;Libro di pittura. (Su questi temi anni fa ad Urbino ci fu un&rsquo;interessante iniziativa di studio assieme a Carlo Predetti, Pietro Montani e Marco Maria Gazzano; spunti importanti li ha forniti Adriano Apr&agrave;).<br />I linguaggi scientifici e artisti vanno riconosciuti e valorizzati nella loro distinzione e autonomia; nello stesso tempo va mostrata la loro reciproca estensione, relazionalit&agrave;, intreccio; con la terminologia di Gramsci, la loro reciproca &ldquo;traducibilit&agrave;&rdquo;. &Egrave; evidente che un tale processo entra in contraddizione, si potrebbe dire in concorrenza, con la divisione del sapere e con uno &ldquo;specialismo&rdquo; obiettivamente, e quindi necessariamente sempre pi&ugrave; spinto e avanzato. In questo senso ho parlato, celiando, di &ldquo;premodernit&agrave;&rdquo; di Leonardo, il quale coltivava innumerevoli forme di specialismo, ma in un orizzonte relazionale: un&rsquo;esigenza, questa, che sar&agrave; riconosciuta e messa al centro dell&rsquo;attenzione nel Novecento da pensatori illustri, come Whithead e Merleau-Ponty.<br />Indubbiamente la possibilit&agrave; di combinare autonomia-specialismo e relazionalit&agrave;-traducibilit&agrave; dei linguaggi scientifici &egrave; controversa, e oggettivamente problematica, oggi probabilmente pi&ugrave; di ieri. Occorre guardarsi da ipostatizzare ideologicamente una tale possibilit&agrave;, sostenendo acriticamente l&rsquo;unit&agrave; o unificabilit&agrave; del sapere, o, ancor peggio, ipotizzando in modo generico che quella possibilit&agrave; sia stata causa ed effetto, dal punto di vista epistemologico, della globalizzazione. Anche in questo caso c&rsquo;&egrave; bisogno di una &ldquo;filologia vivente&rdquo;, e quindi di un&rsquo;analisi puntuale delle particolarit&agrave; nelle quali il problema si presenta. Ci&ograve; che non &egrave; eludibile &egrave; l&rsquo;esistenza del problema, nel quale &egrave; implicata, oltre che la filosofia, anche una&nbsp;politica&nbsp;della scienza.</div>
<div>Dal punto di vista artistico ed estetico, credo che il dito nella piaga l&rsquo;abbia posto l&rsquo;ultimo Marcuse (morto nel 1979) il quale, in una serie di acuti&nbsp;frammenti, con un linguaggio strutturalmente diverso dalla forma sistematica nella quale prevalentemente egli ha scritto, ha sottolineato la necessit&agrave; di reagire al consumismo vieppi&ugrave; dilagante promuovendo una&nbsp;pratica artistica popolare, nel senso nel quale Beuys diceva: &ldquo;siamo tutti artisti&rdquo;. Marcuse sostiene che la rivoluzione &egrave; tanto pi&ugrave; necessaria quanto pi&ugrave; impossibile. La cultura dominante ha distrutto, nella mentalit&agrave; popolare, il gusto del diverso e perci&ograve; del cambiamento. L&rsquo;estetica, intesa insieme come analisi delle sensazioni e dell&rsquo;arte, &egrave; una teoria della variet&agrave;, del movimento e del cambiamento. (Ci&ograve; che Fortini chiamava il Sempreguale, e che oggi si presenta come Eternopresente, &egrave; il cavallo di battaglia della cultura dominante nella sua furia devastatrice di ogni Differenza). C&rsquo;&egrave; bisogno di arte, continua Marcuse, pi&ugrave; propriamente di &ldquo;arte per l&rsquo;arte&rdquo; &ndash; abbandonata dalla borghesia &ndash; intesa per&ograve; non come produzione di &ldquo;opere&rdquo;, bens&igrave; come ripresa, a livello di&nbsp;massa, della capacit&agrave; di lavorare, giocare, sperimentare con le parole, con le immagini e con i suoni, quali modi e strumenti di esprimersi e comunicare, che oggi sono diventati cose inerti, sempre pi&ugrave; manipolabili. (Gramsci parlava di &ldquo;rivoluzione passiva&rdquo;). Anche Paolo Volponi, parlando del suo capolavoro&nbsp;Corporale, laboratorio di sperimentazione linguistica e culturale, in una intervista a Bettini, aveva detto qualcosa di analogo.</div>
<div>In questa strategia di resistenza pu&ograve; racchiudersi il senso della&nbsp;intermedialit&agrave;, che si oppone al governo dei linguaggi da parte dei&nbsp;mass-media.</div>
<div>Le &ldquo;nuove tecnologie&rdquo; della parola, dell&rsquo;immagine e del suono hanno prodotto la&nbsp;multimedialit&agrave;, la quale &egrave; per un verso un processo di integrazione oggettivo, fondamento forse di una nuova lingua, con un nuovo vocabolario, grammatica e sintassi. Per altro verso per&ograve; essa costituisce un&rsquo;arma&nbsp;micidiale, al servizio di un&rsquo;egemonia culturale che consapevolmente, sistematicamente, capillarmente cerca di mettere fuori gioco quelle che Marx chiamava le&nbsp;armi della critica. Si pensi all&rsquo;ideologia neo-con negli Stati Uniti e ai vari berlusconismi sparsi per il mondo.</div>
<div>Intermedialit&agrave; &egrave;, o vorrebbe essere, un punto di vista che, come sostiene Gazzano, interpreta, corregge e arricchisce la multimedialit&agrave;; si oppone al solipsismo televisivo di massa, con la promozione di uno spirito critico e sperimentale, che richiede l&rsquo;educazione democratica dei giovani all&rsquo;autonomia&nbsp;e alla&nbsp;relazionalit&agrave;, insieme, dei linguaggi artistici e scientifici, cos&igrave; come al sodalizio tra ragione e passione.</div>
<div>6.&nbsp;Che rapporto c&rsquo;&egrave;, nella Sua attivit&agrave;, tra il lavoro teorico-filosofico e la produzione audiovisiva che, dopo essersi avventurata assieme a Dario Fo in un &ldquo;viaggio nel mondo di Gramsci&rdquo;, oggi La vede impegnata in un contrappunto con la musica popolare brasiliana?</div>
<div>Nel 1985-86 una casuale esperienza di attore, assieme ai miei figli, in un film di Straub-Huillet,&nbsp;La morte di Empedocle&nbsp;dall&rsquo;omonima tragedia di H&ouml;lderlin, ha determinato in me una svolta. La re-citazione (come diceva Brecht) di un testo poetico-filosofico, e la sua traduzione in immagini audio-visive, mi hanno fatto toccare con mano, o meglio con gli occhi e con le orecchie, la verit&agrave; e attualit&agrave; di quel pensiero di Leonardo che ho citato dianzi.</div>
<div>Poco dopo, nel 1987, cinquantenario della morte di Gramsci, mi accinsi alla preparazione di un libro su di lui, che invece ho scritto oltre dieci anni dopo. Ebbi infatti l&rsquo;opportunit&agrave; di trasformare quel progetto di scrittura in un&rsquo;impresa di &ldquo;scrittura con la luce&rdquo;, e cio&egrave; nella realizzazione del film televisivo &ldquo;Gramsci, l&rsquo;ho visto cos&igrave;&rdquo;, di cui fui coautore insieme al regista Gianni Amico. Gianni, che aveva collaborato con Rossellini, Bertolucci, Godard, Glauber Rocha &ndash; ed era stato autore nel 1967 di un capolavoro,&nbsp;Tropici -&nbsp;ha praticato e teorizzato il &ldquo;cinema-saggio&rdquo;, che &egrave; anche cinema di pensiero. Al termine di quell&rsquo;indimenticabile anno di lavoro in comune, Gianni mi disse che la sua/nostra ambizione era di aver realizzato un film gramsciano su Gramsci.</div>
<div>Ci ripromettemmo di continuare con Gramsci. Ma Gianni mor&igrave; e mi lasci&ograve; solo con questo progetto, che non volli abbandonare. Fortunatamente fui assistito splendidamente da sua figlia Valentina, oltre che da collaboratori e tecnici preziosissimi, che mi hanno aiutato a improvvisarmi regista in un videofilm, dedicato a&nbsp;gianni amico di gramsci, che ebbe la generosissima partecipazione di Dario Fo e Franca Rame. Titolo del film&nbsp;New York e il mistero di Napoli. Viaggio nel mondo di Gramsci, con riprese effettuate tra il 1987 (da Gianni) e il 1994. Fu una sorpresa verificare come la figura di Gramsci fosse uscita indenne dallo straordinario/terribile 1989. Il film-saggio &#8211; promosso da un&rsquo;associazione cofondata a Urbino con Paolo Volponi, il cui nome divenne poi il titolo del mio libro&nbsp;Le rose e i quaderni&nbsp;- non ha mai avuto una vera edizione; si &egrave; conquistato per&ograve; un circuito privato e amicale, in citt&agrave; sparse per il mondo.<br />L&rsquo;anno di lavoro con Gianni&nbsp;amico querido, che mi chiamava &ldquo;il filosofo&rdquo;, fu per me occasione di un&rsquo;esplorazione in un territorio di confine tra Cinema e tre P (poesia, politica, pensiero). Grande assente fu la Musica, che solo dopo la scomparsa di Gianni, frequentando la sua moglie-compagna Fiorella, scoprii essere stata il suo d&egrave;mone africano-americano (jazz in Nordamerica, samba in quel &ldquo;co</br></div>
<p></br></br></div>
<p></br></div>
<p></br></div>
<p></br></div>
<p></br></br></br>(Continua&#8230;)</p>
<p>via&nbsp;<a href='http://gramscimania.blogspot.com/2010/09/filosofia-in-contrappunto-intervista.html'>http://gramscimania.blogspot.com/2010/09/filosofia-in-contrappunto-intervista.html</a></p>
<img src="http://www.blogpolitica.it/?ak_action=api_record_view&id=17945&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blogpolitica.it/2010/09/06/filosofia-in-contrappunto-intervista-a-giorgio-baratta/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>arci camalli storie camalle… foto camalle…. e foto talpa e orologio …. &#8230;</title>
		<link>http://www.blogpolitica.it/2010/09/05/arci-camalli-storie-camalle%e2%80%a6-foto-camalle%e2%80%a6-e-foto-talpa-e-orologio-%e2%80%a6/</link>
		<comments>http://www.blogpolitica.it/2010/09/05/arci-camalli-storie-camalle%e2%80%a6-foto-camalle%e2%80%a6-e-foto-talpa-e-orologio-%e2%80%a6/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 17:45:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Francia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blogpolitica.it/2010/09/05/arci-camalli-storie-camalle%e2%80%a6-foto-camalle%e2%80%a6-e-foto-talpa-e-orologio-%e2%80%a6/</guid>
		<description><![CDATA[dedicato a chi come me ha perso il coraggio ed a un mio amico perso che veglia su di noi con che cuore&#8230; non lotti&#8230;. con che cuore &#8230;. smetti di lottare&#8230; non devi mai smettere&#8230; di lottare&#8230; alle quattorci e trenta&#8230; la pazzia ti insegue LE IDEE spesso son nel mio mare&#8230;. le mie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.blogpolitica.it/wp-content/plugins/wp-o-matic/cache/daeeb_dsc_0369.jpg" /><img src="http://guidoilcamallo.files.wordpress.com/2010/09/dsc_0318.jpg?w=685&amp;h=1024" /><img src="http://guidoilcamallo.files.wordpress.com/2010/09/dsc_0358.jpg?w=1024&amp;h=685" /><img src="http://guidoilcamallo.files.wordpress.com/2010/09/dsc_03351.jpg?w=1024&amp;h=685" /><img src="http://guidoilcamallo.files.wordpress.com/2010/09/dsc_0119.jpg?w=1024&amp;h=685" /><img src="http://guidoilcamallo.files.wordpress.com/2010/09/dsc_0126.jpg?w=1024&amp;h=685" /><img src="http://guidoilcamallo.files.wordpress.com/2010/09/dsc_0110.jpg?w=1024&amp;h=685" />
<p>dedicato a chi come me ha perso il coraggio </p>
<p>ed a un mio amico perso che veglia su di noi
</p>
</p>
<p>con che cuore&#8230; non lotti&#8230;.</p>
<p>con che cuore &#8230;. smetti di lottare&#8230;</p>
<p>non devi mai smettere&#8230; di lottare&#8230;</p>
<p>alle quattorci e trenta&#8230; la pazzia ti insegue</p>
<p>LE IDEE spesso son nel mio mare&#8230;.</p>
<p>le mie idee son nel soffitto di un giardino in fiore&#8230;</p>
<p>le mie idee son dei giovani del vicino&#8230;</p>
<p>amore&#8230; amore&#8230;</p>
<p>tu sei sempre la siepe del buon vicino sereno&#8230;</p>
<p>un mondo pieno di fede&#8230; speranza&#8230; speranzosa&#8230;</p>
<p>e la mia lontananza&#8230; da te&#8230; passo&#8230; per le vie dei</p>
<p>onegliesi&#8230; coraggiosi&#8230;</p>
<p>con che cuore&#8230;. soffro&#8230; con che cuore&#8230; abbraccio..</p>
<p>le tue onde&#8230;..</p>
<p>mare di spigole pescate&#8230;. baristi di cAFF&egrave; DEL PORTO</p>
<p>ATTRAVERSO UN CIELO di un romano che mi manca</p>
<p>coraggioso&#8230;.. e coraggioso&#8230; ascolto il cielo dei sordi..</p>
<p>corro e corro alla cieca&#8230;.. corro corro&#8230;. e tu dove sei?</p>
<p>dove andr&ograve;? se tu litighi col cielo&#8230;. litighi col mostro</p>
<p>chiamato&#8230; il mostro dei cieli persi&#8230;. non so se tu sei</p>
<p>qui&#8230;. amico mio&#8230; ballavi&#8230;. e fischiavi&#8230; dormire&#8230;</p>
<p>no il coraggio&#8230; no il coraggio&#8230; scorre veloce&#8230;</p>
<p>in manifestazioni di affetto&#8230; tu risulti chiuso&#8230;.tu</p>
<p>risulti dimenticato..la gente va avanti uguale&#8230;</p>
<p>il chiarore delle stelle&#8230; le ballate della sera&#8230; sorpresssse</p>
<p>di compleanno&#8230;. intreccia la sera col mattino&#8230;</p>
<p>canti e suoni&#8230;&#8230;</p>
<p>canti e suoni&#8230;</p>
<p>inedite foto&#8230;. nessun vedr&agrave;&#8230;. nessun sapore&#8230;.</p>
<p>amare&#8230; odiare&#8230;. odiare l&#8217;amore di un cellulare rubato..</p>
<p>fare le cose in modo coraggioso&#8230;</p>
<p>mai e poi mai smettere&#8230;. il coraggio dei piccioni</p>
<p>che s&#8217;amano in centro di san giovanni&#8230; o sotto calata</p>
<p>cuneo&#8230;..</p>
<p>il cielo al improvviso &egrave; sereno&#8230;</p>
<p>tu corri corri&#8230;. dipingi&#8230;. e sogna&#8230; se poi piangi</p>
<p>fallo vedere a tutti il tuo dolore.. cos&igrave; che la gente</p>
<p>parli di te&#8230;</p>
<p>corri e corri non mentire mai&#8230; non abusare mai&#8230;.</p>
<p>corri corri &#8230; angelo mio&#8230; comincia ad amare&#8230; odio</p>
<p>dei passeri&#8230; sangue su sangue versi ogni giorno&#8230;.</p>
<p>lavori per due soldi&#8230; miserie&#8230; muri a secco&#8230;</p>
<p>corri corri&#8230; taglia l&#8217;erba.. sbatti le olive&#8230;.</p>
<p>festeggia col buon vino&#8230;. non mollare mai&#8230;</p>
<p>suona il piano del cervello che ricorda il romano&#8230;.</p>
<p>suona il piano dei momenti gioiosi&#8230;. frettolosi&#8230;.</p>
<p>che suonano sui palchi d&#8217;italia per un sol applauso&#8230;</p>
<p>frettolosi&#8230; raccolgono i fischi dei disattenti&#8230;.</p>
<p>non so morire&#8230; senza i bastioni di mezzo&#8230;..</p>
<p>non so sudare&#8230;. nella cucina dei camalli&#8230;</p>
<p>e tardi ormai&#8230;.. il coraggio non ha ore.. ne sentimenti&#8230;</p>
<p>corri.. corri&#8230; lotta e urla&#8230; hai tuoi pari&#8230;&#8230;</p>
<p>se il coraggioo &egrave; veder&#8230;. il sale che brucia&#8230;.</p>
<p>se il coraggio &egrave; veder&#8230; la menzogna che non sa viver</p>
<p>da sola&#8230;</p>
<p>dove sei? menzogna&#8230; nelle vergogne dei giusti&#8230;.</p>
<p>partigiani silenziosi&#8230;. voi parlate&#8230;.</p>
<p>cantate&#8230;.. urlate&#8230;. fatevi sentire</p>
<p>ansiosi&#8230; giorni di pace..</p>
<p>ansiosi&#8230;. giorni di silenzio&#8230;.</p>
<p>ma suona il piano per il romano&#8230;. che sudo&#8230; e sudo</p>
<p>rimpianse il tempo del amore libero&#8230;.</p>
<p>rimpianse quelle proteste improvvise&#8230;</p>
<p>il piano suonava per quel romano</p>
<p>che coraggioso.. si svegliava&#8230; coraggioso lottava</p>
<p>col cuore&#8230; pieno di lacrime.. lui lottava&#8230;..</p>
<p>il piano lotta per il romano&#8230;</p>
<p>che coraggioso si faceva voler bene&#8230;</p>
<p>il mondo dei giusti &#8230;&#8230;</p>
<p>continua?</p>
</p>
<p>No alla lapidazione di Ashtiani, anche l&rsquo;Italia si mobilita<br />
Domani &egrave; prevista a Roma&nbsp;la mobilitazione a  sostegno di Ashtiani, la donna iraniana condannata alla lapidazione in  Iran. Presidi di protesta davanti all&#8217;ambasciata iraniana in Via  Nomentana. Intanto la stampa ultraconservatrice iraniana si scaglia  contro la Premiere Dame Carla Bruni Sarkozy, definendola &#8220;prostituta  italiana&#8221;.</p>
<div>
<div>News</div>
<div>Esteri</div>
</div>
<div>
<p>Pubblicato 01/09/2010<br />
(3)</p>
<div>
<div>0 voti</div>
</div>
<div>
<div>0 voti</div>
</div>
<p>Vota questo articolo</p>
</div>
<div>
<div>
<p>Dopo la Francia &egrave; il turno dell&rsquo;Italia mobilitarsi a sostegno di Sakineh Mohammadi Ashtiani, la donna iraniana  condannata alla lapidazione dal regime di Ahmadinejad. La manifestazione  promossa dal partito dei Verdi prender&agrave; corpo domani, dinanzi alla sede  dell&rsquo;ambasciata iraniana a Roma. Ma alla vigilia della pacifica  protesta, non sono mancate accuse e minacce lanciate&nbsp; dall&rsquo;Iran contro  il potere occidentale e i suoi rappresentanti.</p>
<p>Da settimane, la stampa internazionale invita l&rsquo;opinione pubblica a sottoscrivere un appello a favore di Sakineh Ashtiani,  affinch&eacute; la donna non subisca l&rsquo;atroce pena della lapidazione. Solo in  Italia, al momento si contano circa 80 mila firme a sostegno della donna  iraniana, rinchiusa da mesi nel carcere di Evin con l&rsquo;accusa di  adulterio e complicit&agrave; nell&rsquo;omicidio del marito. La prima nazione  europea ad essere scesa in piazza per richiedere la sospensione della  pena &egrave; stata la Francia. Il presidente Sarkozy prima e la moglie Carla  Bruni poi, si sono impegnati in prima persona affinch&eacute; gli appelli  potessero arrivare a destinazione. Ma la risposta dell&rsquo;Iran &egrave; stata  piuttosto ostile. In particolare, il quotidiano ultraconservatore Kayhan si &egrave; scagliato contro la consorte del presidente francese. Nei titoli di prima pagina qualche giorno fa era comparsa la frase &ldquo;Carla Bruni merita la morte&rdquo;. Dura la reazione dell&rsquo;Eliseo.</p>
<p>Ma la stampa iraniana non &egrave; arretrata e, anzi, ha calcato la mano definendo l&rsquo;ex modella e attuale moglie del presidente francese &ldquo;una prostituta italiana&rdquo;. Parole pesanti che hanno fatto infuriare il governo d&rsquo;oltralpe. &ldquo;Frasi inaccettabili quelle pubblicate sul quotidiano iraniano&rdquo;, ha dichiarato ieri il portavoce del ministero degli Esteri francese, Bernard Valero.</p>
<p>Le autorit&agrave; iraniane prendono le distanze dagli  attacchi sferrati dalla stampa iraniana pi&ugrave; estremista, ma il clima si  fa sempre pi&ugrave; incandescente tra i due Paesi. I media persiani pi&ugrave;  estremisti continuano a rinverdire la campagna anti &ndash; occidentale  sparando a zero sulle personalit&agrave; femminili che si sono impegnate a  sostenere e sottoscrivere l&rsquo;appello in favore di Sakineh Ashtiani. Non  solo Carla Bruni, ma perfino l&rsquo;attrice Isabelle Adjani non ha potuto fare a meno di subire attacchi e feroci critiche, per aver  firmato la petizione. Anche a lei, la stampa estremista iraniana, ha  riservato l&rsquo;epiteto di &ldquo;prostituta francese&rdquo;.</p>
<p>Gli insulti pi&ugrave; gravi&nbsp;sono stati riservati&nbsp;alla  premiere dame Bruni-Sarkozy, criticata per le sue passate relazioni e  per aver provocato il divorzio tra il presidente francese e la sua prima  moglie Cecilia. &ldquo;Infatti &ndash; scrive il quotidiano Kayhan &ndash; il  passato della Bruni mostra chiaramente il motivo per il quale questa  donna immorale stia dalla parte di una donna iraniana condannata a mort</p>
</div>
</div>
<p></br></p>
<p>(Continua&#8230;)</p>
<p>via&nbsp;<a href='http://guidoilcamallo.wordpress.com/2010/09/05/arci-camalli-storie-camalle-foto-camalle-e-foto-talpa-e-orologio-riflessioni-di-guido-arci-camalli-no-alla-lapidazione-di-ashtiani-anche-litalia-si-mobilita/'>http://guidoilcamallo.wordpress.com/2010/09/05/arci-camalli-storie-camalle-foto-camalle-e-foto-talpa-e-orologio-riflessioni-di-guido-arci-camalli-no-alla-lapidazione-di-ashtiani-anche-litalia-si-mobilita/</a></p>
<img src="http://www.blogpolitica.it/?ak_action=api_record_view&id=17937&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blogpolitica.it/2010/09/05/arci-camalli-storie-camalle%e2%80%a6-foto-camalle%e2%80%a6-e-foto-talpa-e-orologio-%e2%80%a6/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Immigrazione</title>
		<link>http://www.blogpolitica.it/2010/09/04/immigrazione/</link>
		<comments>http://www.blogpolitica.it/2010/09/04/immigrazione/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 23:45:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Francia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blogpolitica.it/2010/09/04/immigrazione/</guid>
		<description><![CDATA[Rom: il Governo vuole allargare [la lista de]i casi in cui &#232; prevista l&#8217;espulsione Jim Jarrass&#233; [Trad.it., C.C.], &#171;LeFigaro.fr&#187;, 30 agosto 2010, link. Eric Besson vuole che i cittadini stranieri colpevoli &#171;di ripetuti atti di furto o di mendicanza aggressiva&#187; vengano ricondotti ai loro paesi. Un Governo saldo e determinato, nonostante le critiche. &#200; questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Rom: il Governo vuole allargare [la lista de]i casi in cui &egrave; prevista l&rsquo;espulsione</p>
<p>Jim Jarrass&eacute; [Trad.it., C.C.], &laquo;LeFigaro.fr&raquo;,<br />
30 agosto 2010, link.</p>
<p>Eric Besson vuole che i cittadini stranieri colpevoli &laquo;di ripetuti atti<br />
di furto o di mendicanza aggressiva&raquo; vengano ricondotti ai loro paesi.</p>
<p>Un Governo saldo e determinato,<br />
nonostante le critiche. &Egrave; questo il messaggio che hanno voluto far passare Brice<br />
Hortefeux e Eric Besson, annunciando durante una conferenza stampa, luned&igrave;, il<br />
proseguimento delle operazioni di evacuazione dei Rom. Dallo scorso 28 luglio,<br />
dal discorso di Grenoble di Sarkozy, &laquo;128 accampamenti illegali occupati da<br />
cittadini rumeni o bulgari sono stati smantellati ed evacuati&raquo;, ha affermato il<br />
Ministro dell&rsquo;Interno. Contemporaneamente, &laquo;977 Rom presenti sul nostro<br />
territorio sono stati riaccompagnati verso il loro paese di origine,<br />
essenzialmente la Romania&raquo;, ha aggiunto Hortefeux. Dall&rsquo;inizio dell&rsquo;anno, pi&ugrave; di<br />
8.200 Rumeni e Bulgari sono stati ricondotti nei propri paesi, ha precisato Eric<br />
Besson. Nel 2009, circa 11 mila Rom sono stati espulsi. &laquo;&Egrave; l&rsquo;accelerazione di<br />
un processo ricorrente&raquo;, ha detto durante la chat con Orange-Le Figaro.</p>
<p>Il Ministro dell&rsquo;Interno ha il<br />
compito di smantellare in tre mesi la met&agrave; degli accampamenti illegali in<br />
Francia, cio&egrave; circa 300. Per Brice Hortefeux &egrave; da escludere un allentamento<br />
della pressione. &laquo;Queste operazioni proseguiranno poich&eacute; sono legittime e<br />
necessarie&raquo;, ha detto il Ministro. Il motivo principale sostenuto dal Governo<br />
per giustificare l&rsquo;espulsione dei Rom: &laquo;proteggere i francesi dall&rsquo;insicurezza&raquo;.<br />
Brice Hortefeux ha affermato che gli atti di delinquenza perpetrati da rumeni,<br />
a Parigi, sono aumentati del 259% in 18 mesi. &laquo;Oggi a Parigi, la realt&agrave; &egrave; che<br />
quasi una volta ogni 5, l&rsquo;autore del furto &egrave; rumeno&raquo;, ha detto il Ministro dell&rsquo;Interno,<br />
e &laquo;un furto commesso da un minore su quattro &egrave; [opera] di un minore rumeno&raquo;. </p>
<p>&laquo;Un carico irragionevole per il nostro sistema di assistenza sociale&raquo;</p>
<p>Eric Besson ha quindi annunciato<br />
luned&igrave;, una proposta di emendamento alla legge sulla sicurezza, la cd. Lopssi, per estendere la possibilit&agrave; di<br />
espulsione in caso di &laquo;minaccia all&rsquo;ordine pubblico in occasione di ripetuti<br />
atti di furto o di mendicanza aggressiva&raquo;. Il Ministro dell&rsquo;Immigrazione<br />
sottoporr&agrave; altres&igrave; due proposte nel quadro del progetto di legge che sar&agrave;<br />
esaminato il 27 settembre dell&rsquo;Assemblea Nazionale. La prima permetter&agrave; di &laquo;sanzionare<br />
coloro che abusano del diritto al soggiorno breve (massimo tre mesi, ndlr) per<br />
aggirare le norme pi&ugrave; stringenti del soggiorno lungo&raquo;: avere un lavoro, seguire<br />
degli studi o dimostrare di avere risorse sufficienti. Il secondo emendamento<br />
permetter&agrave; &laquo;il rimpatrio delle persone che rappresentano un carico<br />
irragionevole per il nostro sistema di assistenza sociale&raquo;, ha precisato. &laquo;I<br />
cittadini europei non dispongono di una libert&agrave; di soggiorno senza limiti all&rsquo;interno<br />
dell&rsquo;Unione Europea&raquo;, ha spiegato Eric Besson.</p>
<p>Come Fran&ccedil;ois Fillon luned&igrave; mattina,<br />
Brice Hortefeux e Eric Besson tengono ad escludere qualsiasi &laquo;stigmatizzazione&raquo;.<br />
&laquo;Non si tratta assolutamente di stigmatizzare questa o quella popolazione, ma<br />
neanche di chiudere gli occhi sulla realt&agrave;&raquo;, ha spiegato Hortefeux. &laquo;Accogliere<br />
non vuol dire essere assenti [d&eacute;faillir]&raquo;,<br />
ha ritenuto il Ministro. &laquo;Coloro che accogliamo devono conformarsi alle nostre<br />
leggi&raquo;. Ha insistito sul fatto che sistemarsi in un campo abusivo costituisce<br />
una violazione della legge del marzo del 2003. Brice Hortefeux ha criticato<br />
anche le condizioni di salute presenti in certi campi, nei quali si sviluppano<br />
secondo lui casi di saturnismo [avvelenamento da piombo] e di tubercolosi. &laquo;Possiamo<br />
accettare che dei bambini crescano in queste condizioni?&raquo;, si &egrave; chiesto il Ministro<br />
dell&rsquo;Interno. &laquo;Dobbiamo fare in modo che essi vivano nella legalit&agrave; e<br />
dignitosamente. La Francia non &egrave; un terreno incolto&raquo;.</p>
<p>&laquo;L&rsquo;ipocrisia di Martine Aubry&raquo;</p>
<p>Il Ministro dell&rsquo;Interno, Brice<br />
Hortefeux ha annunciato che marted&igrave; ricever&agrave; il presidente della Conferenza<br />
episcopale, il cardinale Andr&eacute; Vingt-Trois, dopo le critiche espresse dalla<br />
Chiesa cattolica contro la politica francese nei confronti dei Rom. &laquo;Le<br />
dichiarazioni che sono state fatte dalla maggior parte dei responsabili delle<br />
gerarchie cattoliche dicono, giustamente, le stessa cosa&raquo;, ha spiegato. &laquo;Loro<br />
parlano del nostro dovere di accogliere e del rispetto dell&rsquo;altro&raquo;.</p>
<p>Brice Hortefeux ha approfittato<br />
della conferenza stampa, per rispondere alle accuse effettuate nel weekend a La<br />
Rochelle [l&rsquo;universit&agrave; estiva del Ps]<br />
da Martine Aubry, che sottolineava ancora luned&igrave; che evacuare un terreno non &egrave;<br />
la stessa cosa che espellere tramite &laquo;charter pieni&raquo;. Il Ministro dell&rsquo;Interno<br />
si &egrave; stupito &laquo;dell&rsquo;ipocrisia di alcuni personaggi pubblici che si commuovono al<br />
mese di agosto di ci&ograve; che loro stessi hanno chiesto a luglio&raquo;. E ha ricordato<br />
che la comunit</p>
<p>(Continua&#8230;)</p>
<p>via&nbsp;<a href='http://osservatoriosarkozy.ilcannocchiale.it/post/2528652.html'>http://osservatoriosarkozy.ilcannocchiale.it/post/2528652.html</a></p>
<img src="http://www.blogpolitica.it/?ak_action=api_record_view&id=17861&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blogpolitica.it/2010/09/04/immigrazione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>DELIRIO ISLAMICO&#8230;DA GHEDDAFI ALL&#8217;IRAN: IL NUOVO ATTACCO RELIGIOSO ALL&#8217;EUROPA CRISTIANA!</title>
		<link>http://www.blogpolitica.it/2010/09/03/delirio-islamico-da-gheddafi-alliran-il-nuovo-attacco-religioso-alleuropa-cristiana/</link>
		<comments>http://www.blogpolitica.it/2010/09/03/delirio-islamico-da-gheddafi-alliran-il-nuovo-attacco-religioso-alleuropa-cristiana/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 20:45:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Francia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blogpolitica.it/2010/09/03/delirio-islamico-da-gheddafi-alliran-il-nuovo-attacco-religioso-alleuropa-cristiana/</guid>
		<description><![CDATA[Ahmadinejad Presidente della Repubblica Islamica Iraniana Gheddafi Presidente della Libia con il Premier Berlusconi L&#8217;Ayatollah Iraniano Khamenei Sakineh Mohammadi Ashtiani condannata a morte in Iran per adulterio &#160; La fine dell&#8217;Estate 2010 penso che sar&#224; ricordata, soprattutto qui in Italia, per l&#8217;ultima visita che il Rais Libico Gheddafi ha fatto in territorio Italiano nelle due [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.blogpolitica.it/wp-content/plugins/wp-o-matic/cache/0cdc9_Ahmadinejad.gif" /><img src="http://4.bp.blogspot.com/_TV64pIsGqaw/TIEro3L5gnI/AAAAAAAABvU/giGKEtYX_Y8/s320/Gheddafi-Berlusconi.gif" /><img src="http://4.bp.blogspot.com/_TV64pIsGqaw/TIEsHCi4UKI/AAAAAAAABvc/qeXO2p2Qbx8/s320/khamenei.jpg" /><img src="http://2.bp.blogspot.com/_TV64pIsGqaw/TIEsuqP0ywI/AAAAAAAABvk/Mxncomk8Jc0/s320/SakinehMohammadiAshtiani.png" />
<div></div>
<div>Ahmadinejad Presidente della Repubblica Islamica Iraniana</div>
<div></div>
<div>Gheddafi Presidente della Libia con il Premier Berlusconi</div>
<div></div>
<div>L&#8217;Ayatollah Iraniano Khamenei</div>
<div></div>
<div>Sakineh Mohammadi Ashtiani condannata a morte in Iran per adulterio</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>La fine dell&#8217;Estate 2010 penso che sar&agrave; ricordata, soprattutto qui in Italia, per l&#8217;ultima visita che il Rais Libico Gheddafi ha fatto in territorio Italiano nelle due giornate di Domenica 29 e Luned&igrave; 30 Agosto 2010 dove a Roma ha incontrato il nostro Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.</div>
<div>Il Capo dello Stato della Libia non tornava qui in Italia da appena due anni, cio&egrave; dal 2008 anno del trattato di amicizia e pacificazione Italo-Libica dove i rispettivi Governi, oltre a firmare un accordo per tamponare gli sbarchi degli immigrati clandestini che in massa partivano sui barconi della morte dalle coste Libiche, oltre modo l&#8217;Italia si impegnava a risarcire definitivamente i danni di guerra causati dall&#8217;occupazione coloniale Mussoliniana durante la Seconda Guerra Mondiale, con la costruzione gratuita di 1700 km di autostrada costiera impegnando comunque esclusivamente solo le Imprese Italiane.</div>
<div>Quest&#8217;anno invece, a parte un nuovo impegno sottoscritto dal Governo della Libia per attuare una soluzione definitiva al problema degli sbarchi in Italia degli immigrati clandestini che salpano dalla costa Libica dove il Colonnello Gheddafi, con una leggera sfrontatezza e noncuranza, ha richiesto ulteriormente un finanziamento di 5 miliardi di Euro che l&#8217;Italia in primis e l&#8217;Europa insieme dovrebbero sborsare annualmente, il Rais sar&agrave; ricordato soprattutto per le sue lezioni di Corano e di Religione Islamica date a giovani e giovanissime ragazze Italiane, tutte splendide, tutte hostess e modelle reclutate a pagamento da un&#8217;Agenzia d&#8217;Immagine specializzata per queste evenienze.</div>
<div>Proprio cos&igrave;, il Colonnello Gheddafi Capo del Governo e dello Stato di una Nazione Nord-Africana di Religione Islamica ha voluto, non si sa bene per quale strano arcano motivo, elargire lezioni di Corano e divulgare la sacra parola Islamica solo ed esclusivamente a bellissime ragazze-immagine, hostess, modelle o altro purch&eacute; giovani e belle; ragazze pagate per ascoltare in silenzio, &ldquo;adulare&rdquo; e &ldquo;servire&rdquo; il gradito ospite di Berlusconi, diventato sembra suo &ldquo;compagno&rdquo; d&#8217;affari perch&eacute; la seconda visita di Gheddafi in due anni ha avuto come priorit&agrave; assoluta solo la stipula di diversi piccoli e grandi accordi economici tra i due Governi e tra le Imprese Libiche e Italiane.</div>
<div>Ma perch&eacute; reclutare solo donne? E soprattutto perch&eacute; reclutarle solo attraverso le Agenzie di Moda e Spettacolo? In questa &ldquo;pagliacciata&rdquo; la Religione Islamica insieme ai suoi &ldquo;goliardici&rdquo; Capi di Stato ancora una volta ci ha dimostrato di essere una religione discriminante, oppressiva, retrograde, illiberale e &ldquo;pericolosa&rdquo; se presa sotto gamba per la stessa Europa Cristiana e Cattolica prima di tutto, per l&#8217;Occidente civilizzato in secondo luogo.</div>
<div>Il Colonnello Gheddafi ha discriminato quelle ragazze che magari non erano giovani e belle ma che avrebbero avuto l&#8217;interesse a partecipare alle lezioni Islamiche e di approfondire lo studio del Corano indipendentemente dal fatto di essere pagate o meno; il Colonnello Gheddafi ha discriminato gli uomini belli e brutti solo per il fatto di non averne invitato nemmeno uno in primo luogo ed in secondo luogo per aver invitato le ragazze Italiane a conoscere e sposarsi con gli uomini Libici, ma non gli uomini Italiani a conoscere e sposare le donne Libiche.</div>
<div>Il Colonnello Gheddafi ha offeso l&#8217;Europa con il suo invito a convertirsi tutta all&#8217;Islam, esprimendo cos&igrave; facendo un tacito disprezzo per le origini Cristiane e le tradizioni Cattoliche secolari delle Nazioni dell&#8217;Unione Europea, disprezzo amplificato per il fatto che questo suo invito o ammonimento lo ha scagliato dal suolo della Citt&agrave; Eterna, Roma, citt&agrave; Cristiana e Cattolica, Capitale di un&#8217;Italia Cristiana e Cattolica e sede indiscussa dello Stato del Vaticano, Capitale Pontificia dei Papi da sempre e da secoli di ricchezza spirituale e culturale, patrimonio prezioso e irrinunciabile per tutto l&#8217;Occidente Cristiano e civilizzato.</div>
<div>Il Colonnello Gheddafi ha offeso dunque tacitamente anche il Sommo Pontefice Papa Benedetto XVI&deg; soprattutto perch&eacute;, non avendolo nemmeno salutato e ringraziato per l&#8217;ospitalit&agrave; Religiosa concessagli per esercitare la sua &ldquo;buffonata&rdquo; dei due giorni Coranici, nemmeno ha contraccambiato come da par condicio avrebbe dovuto fare e cio&egrave; permettere una due giorni a Tripoli in Libia per una lezione sulla Bibbia Cristiana e Cattolica. </div>
<div>Gheddafi gran cafone e maleducato dunque, preoccupato dei suoi affari economici e preoccupato solo di convertire tre modelle Italiane all&#8217;Islam, conversioni poi risapute programmate, pilotate e ben pagate alle tre hostess che si sono prestate a &ldquo;cadere&rdquo; estasiate ed emozionate ai piedi del Rais di Tripoli.</div>
<div>Perch&eacute; da Roma non ci si &egrave; preoccupati seriamente della libert&agrave; Religiosa che vige oggi in Libia? Gheddafi ha assicurato che le donne in Libia sono pi&ugrave; libere e rispettate che in qualsiasi altro Paese Europeo Cristiano; noi ci crediamo poco, le donne spesso nelle societ&agrave; Islamiche o Islamizzate contano meno degli uomini ed hanno pi&ugrave; obblighi e doveri verso i propri mariti e verso la societ&agrave;.</div>
<div>Paradossalmente la vera libert&agrave; in Libia vi era arrivata grazie al colonialismo Italiano Mussoliniano che poi tanto colonialismo non era, visto e considerando che se oggi la Libia gode di infrastrutture, reti fognarie, ferrovie e strade nelle proprie citt&agrave;, lo si deve all&#8217;eredit&agrave; lasciata dagli Italiani degli anni &#8217;30 e &#8217;40 dello scorso secolo.</div>
<div>Alla recente luce dei fatti siamo decisamente sicuri che in altre Nazioni Europee tutto ci&ograve; non sarebbe mai stato permesso di fare al grande Signore della Libia, ma oramai ci siamo rassegnati ad un&#8217;Italia che &egrave; una vera e propria Repubblica delle Banane.</div>
<div>Gheddafi si &egrave; venuto a fare un week end di fine Estate in vacanza per chiederci altri soldi, in virt&ugrave; dell&#8217;eterno senso di colpa degli anti-fascisti sui presunti &ldquo;danni&rdquo; causati da Mussolini in Libia, dopo di che null&#8217;altro gli interessava se non di &ldquo;sfotterci&rdquo; tutti, dall&#8217;Italia Papalina all&#8217;Europa Cristiana.</div>
<div>L&#8217;Islam molto pericolosamente avanza e mai &egrave; stato cos&igrave; forte e minaccioso per noi tutti al tempo stesso, perch&egrave; oggi l&#8217;Islam ha dalla sua un nuovo alleato che &egrave; molto pi&ugrave; dannoso e potente di qualsiasi esercito mai esistito sulla terra: l&#8217;immigrazione!</div>
<div>I milioni di immigrati che si sono stabiliti in Occidente dal Secondo dopo guerra sino ad oggi, sono giunti da tutti i Paesi Nord-Africani e Medio-Orientali a maggioranza di Cultura e di Religione Islamica, molti di essi hanno messo su famiglia nelle nostre Citt&agrave; ed hanno piantato le proprie radici qui in Europa; in pi&ugrave; l&#8217;immigrazione non si &egrave; mai arrestata ed in questi ultimi decenni ha aumentato il suo flusso decuplicandolo subito dopo la caduta del Muro di Berlino nel 1989.</div>
<div>Ecco oggi dove sta il vero pericolo paventato anche dalla scomparsa e famosa scrittrice e giornalista Italiana Oriana Fallaci, il pericolo di un&#8217;invasione pacifica e silenziosa ma sediziosa al tempo stesso; a poco a poco le comunit&agrave; Islamiche presenti all&#8217;interno delle nostre Citt&agrave; e delle nostre Nazioni Europee cresceranno sempre pi&ugrave; di numero e di importanza se non ci si convincer&agrave; di mettere finalmente un freno al flusso di immigrati che partono dal Sud del Mondo in cerca di false chimere e di improbabili ricchezze o guadagni facili; a questo punto sar&agrave; chiaro che pi&ugrave; le comunit&agrave; Islamiche crescono tanto pi&ugrave; le nostre radici e tradizioni Cristiane si troveranno seriamente in pericolo di estinzione, tutto il Mondo Cristiano si trover&agrave; in pericolo di soccombere sotto la crescente Islamizzazione della societ&agrave; civile.</div>
<div>A quel punto Gheddafi avr&agrave; vinto perch&egrave; ci&ograve; che ha pronosticato a Roma il 30 Agosto scorso, cio&egrave; che tutta l&#8217;Europa si converta all&#8217;Islam, diverr&agrave; realt&agrave;.</div>
<div>Se fossi stato io stesso invitato a partecipare alla lezione Coranica di Gheddafi, gli avrei domandato come mai, se proprio &egrave; vero che la donna Islamica sia pi&ugrave; libera, come lui ha sostenuto, pi&ugrave; di ogni altra donna al Mondo, in Iran una donna per aver &ldquo;peccato&rdquo; di adulterio rischia la pena capitale per lapidazione?</div>
<div>Gli avrei chiesto, come mai una donna Islamica in Iran se si difende da un tentativo di stupro da parte di un uomo, lo uccide o comunque riesce a fuggirvi, viene comunque lei stessa considerata colpevole e &ldquo;peccatrice&rdquo;? Magari perch&egrave; come si usa dire in certi Paesi Islamici, il &ldquo;diavolo&rdquo; guarda con gli occhi delle donne? Al Colonnello Gheddafi gli avrei chiesto anche una sua opinione sul caso della donna Iraniana Sakkineh, condannata a morte per Lapidazione, colpevole di un &ldquo;gravissimo&rdquo; reato agli occhi dell&#8217;Islam che ci vorrebbero propinare anche qui in Europa: l&#8217;adulterio!</div>
<div>Sicuramente Gheddafi non avrebbe risposto a nessuna di queste domande visto e concesso che lui stesso aveva dato ordine di tenere ben lontani i giornalisti dall&#8217;aula dell&#8217;Accademia Coranica Romana, lezione di Corano a porte chiuse con le hostess e modelle, allieve &ldquo;reclutate&rdquo; e pagate anche per stare zitte ad ascoltare e se proprio domande dovevano fare, erano concesse solo quelle in tema di Religione.</div>
<div>Fuori la politica, scomoda per Gheddafi Rais in libero territorio Italiano, Repubblica Democratica o pseudo tale; in ogni caso e fortunatamente ben lontana da quei Regimi Islamici guidati dai Talebani Afghani, dai Mujaidin Pakistani, dai Colonnelli Libici, dai fanatismi esasperati degli Ayatollah Iraniani che hanno la sfrontatezza di definire la moglie legittima del Presidente Francese Sarkozy una &ldquo;puttana&rdquo; degna di morire!</div>
<div>La consorte del Presidente Francese lo sappiamo tutti, &egrave; l&#8217;Italiana ed ex-modella Carla Bruni; simpatica o antipatica che sia, la Signora Carla Sarkozy, sposata legalmente in seconde nozze con Sarkozy dopo il suo divorzio dalla prima moglie Cecilia, ha la sola colpa di aver difeso strenuamente Sakkineh per tentare di salvarla dall&#8217;esecuzione capitale.</div>
<div>Carla Bruni &egrave; da diverso tempo impegnata in prima linea con un&#8217;associazione umanitaria e sta cercando con qualsiasi mezzo diplomatico possibile di salvare la vita alla donna Iraniana, detenuta nel braccio della morte del carcere femminile di Teheran.</div>
<div>Anche in Italia diversi politici e Ministri del nostro Governo, soprattutto le donne in prima linea tra cui spicca il Ministro Carfagna, hanno affiancato la lotta politica di Carla Bruni per tutelare i diritti civili delle donne Islamiche soggiogate dalla &ldquo;Legge del Taglione&rdquo; che vuole &ldquo;occhio per occhio e dente per dente!&rdquo; </div>
<div>Ma queste normative tribali che hanno radici medioevali, sono ispirate dal Corano stesso, quel &ldquo;Glorioso Corano&rdquo; che Gheddafi ha allegramente insegnato qui a Roma, in Italia, ad avvenenti fanciulle bellissime ed elegantissime, ragazze che sono state pagate e che sono molto lontane da quel particolare Mondo Islamico che le vorrebbe coperte nel volto col velo, col pasdaran o ancora peggio con il burka.</div>
<div>Oggi per&ograve; anche la Repubblica Francese si mostra molto debole verso il problema dell&#8217;immigrazione clandestina indiscriminata e verso il problema dell&#8217;islamizzazione silenziosa dell&#8217;Europa Cristiana; lo dimostra il fatto che dopo un&#8217;offesa pubblica e Mondiale come lo &egrave; stata quella del Regime Iraniano contro Carla Bruni, moglie del Presidente in carica, nessuno si &egrave; indignato pi&ugrave; di tanto sia in Francia che in tutta Europa stessa; Teheran con il suo Ayatollah Khamenej e con il suo Presidente e C</div>
<p></br></div>
<p>(Continua&#8230;)</p>
<p>via&nbsp;<a href='http://mitrokhin.blogspot.com/2010/09/delirio-islamicoda-gheddafi-alliran-il.html'>http://mitrokhin.blogspot.com/2010/09/delirio-islamicoda-gheddafi-alliran-il.html</a></p>
<img src="http://www.blogpolitica.it/?ak_action=api_record_view&id=17857&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blogpolitica.it/2010/09/03/delirio-islamico-da-gheddafi-alliran-il-nuovo-attacco-religioso-alleuropa-cristiana/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Un’interpretazione geopolitica dell’affaire Mistral</title>
		<link>http://www.blogpolitica.it/2010/09/01/un%e2%80%99interpretazione-geopolitica-dell%e2%80%99affaire-mistral/</link>
		<comments>http://www.blogpolitica.it/2010/09/01/un%e2%80%99interpretazione-geopolitica-dell%e2%80%99affaire-mistral/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 17:45:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Francia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blogpolitica.it/2010/09/01/un%e2%80%99interpretazione-geopolitica-dell%e2%80%99affaire-mistral/</guid>
		<description><![CDATA[Un rapido sguardo sulla situazione attuale Durante lo show navale tenutosi a San Pietroburgo nel giugno 2009 fu discussa, per la prima volta, la possibilit&#224; che la Russia acquistasse un certo numero di navi da guerra francesi. Dopo una serie di contatti informali e notizie frammentarie che si rincorsero per qualche mese, nel settembre 2009 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div>
<p>Un rapido sguardo sulla situazione attuale</p>
<p>Durante lo show navale tenutosi a San Pietroburgo nel giugno 2009 fu discussa, per la prima volta, la possibilit&agrave; che la Russia acquistasse un certo numero di navi da guerra francesi. Dopo una serie di contatti informali e notizie frammentarie che si rincorsero per qualche mese, nel settembre 2009 Parigi e Mosca annunciarono pubblicamente la loro volont&agrave; di discutere i dettagli del contratto di vendita che avrebbe permesso alla Russia di acquistare un certo numero di portaelicotteri di produzione francese. Sin dal principio entrambe le parti erano consapevoli del fatto che le discussioni avrebbero richiesto qualche anno ed una buona dose di pragmatismo e buona volont&agrave;. </p>
<p lang="it-IT">Nel corso dei mesi si sono pian piano palesati tutta una serie di nodi, alcuni dei quali sciolti agievolmente altri ancora presenti, che hanno impedito una rapida conclusione dell&rsquo;affare. </p>
<p>Per tutta una serie di motivi legati alla politica interna ed estera dei due Stati, che prenderemo in esame nei paragrafi seguenti, ci sembra di poter affermare che la questione non sia puramente commerciale ma chiami in causa molti altri fattori, tra cui quelli geopolitici, che potrebbero far deragliare l&rsquo;accordo. Senza ombra di dubbio, Francia e Russia hanno mostrato capacit&agrave; di comprensione reciproca, ad esempio, accordandosi in via di principio sul cosidetto schema 2+2: quando fu chiaro che la Russia avrebbe voluto acquistare 4 navi francesi la discussione si focalizz&ograve; sulla seconda in quanto la prima sarebbe stata costruita in Francia, la terza e la quarta in Russia sotto licenza mentre sulla seconda si discusse pi&ugrave; a lungo. In un primo tempo Mosca afferm&ograve; di voler costruire anche la terza nei propri cantieri ma accett&ograve; poi di lasciare l&rsquo;onere e l&rsquo;onore ai cantieri francesi onde evitare di mettere in difficolt&agrave; il Presidente francese Sarkozy. Dunque ci fu un&rsquo;evoluzione, dettata dalla comprensione reciproca, dallo schema 1+3 al 2+2. Al contrario, un punto molto delicato su cui non si &egrave; raggiunto ancora un accordo e che potrebbe far naufragare la vendita &egrave; quello del trasferimento di tecnologia. Fin dal principio, Mosca ha posto come conditio sine qua non per la conclusione della vendita il fatto di poter acquistare le navi con l&#8217;attuale dotazione di sistemi missilistici e di tecnologie di guerra. Come esponenti di spicco delle gerarchie militari e delle elite politiche russe hanno affermato, Mosca non &egrave; interessata a comprare una scatola vuota, alla Russia non interessa la nave in s&egrave; bens&igrave; le sue capacit&agrave;. Questo, per motivi legati alla sua collocazione internazionale che presto prenderemo in esame, mette in difficolta la Francia che tende ad avere alcune riserve su tale punto. </p>
<p>Sebbene molti, sia in Russia che in Francia, abbiano sostenuto che la firma del contratto &egrave; ormai imminente e dovrebbe tenersi allo Euronaval show che si terr&agrave; il prossimo ottobre a Parigi i nodi irrisolti, a cominciare dal trasferimento di tecnologia di cui dicevamo poc&rsquo;anzi, restano tutti &ndash; al punto che qualche giorno fa Mosca ha lanciato un bando di gara, che verr&agrave; ufficializzato a settembre, aperto a societ&agrave; russe e straniere per l&rsquo;acquisto di navi da guerra appartenenti alla stessa classe della Mistral francese ed il cui risultato dovrebbe essere pubblicato a fine anno, ponendo cos&igrave; fine alle negoziazioni esclusive con la Francia. </p>
<p>E&rsquo; quindi chiaro che la questione del trasferimento di tecnologia ha dei pesantissimi risvolti di carattere politico e geopolitico su cui non si pu&ograve; tacere e che ci prefiggiamo di analizzare nella presente analisi. </p>
<p>
</p>
<p lang="it-IT">
<p>Qualche informazione in pi&ugrave; sulle capacit&agrave; della portaelicotteri Mistral</p>
<p>La portaelicotteri Mistral &egrave; uno dei fiori all&rsquo;occhiello dell&rsquo;ingegneria militare francese. In termini di dimensioni, con le sue 23.700 tonnellate di peso ed i suoi 199 metri di lunghezza, &egrave; seconda soltanto alla portaerei Charles De Gaulle. </p>
<p>La prima missione francese in cui fu utilizzata la Mistral risale al 2006, quando fu necessario evacuare gli stranieri presenti in Libano che rischiavano di rimanere coinvolti negli scontri tra Israele e Hezbollah. </p>
<p>La Mistral, prodotta dalla francese Direction des Constructions Navales Services (DCNS), ha la possibilit&agrave; di trasportare 16 elicotteri, un contingente di 450 uomini (che pu&ograve; arrivare fino a 900 in situazioni di emergenza sebbene per un tempo limitato), 60 veicoli blindati o 13 carri armati e 1200 tonnellate di merce.</p>
<p>Ci&ograve; di cui i francesi vanno fieri e che i russi apprezzano profondamente &egrave; il fatto che la Mistral &egrave; una portaelicotteri che pu&ograve; essere utilizzata per una serie molto ampia di funzioni, tra le quali spiccano il lancio di assalti anfibi, la possibilit&agrave; di essere impiegata come centro di controllo e comando mobile ed ospedale. Inoltre, grazie a motori di nuova generazione, i consumi sono molto contenuti. Il prezzo per una Mistral oscilla tra i 400 ed i 500 milioni di euro, equipaggiamento militare escluso.</p>
<p>Grazie agli eccellenti livelli di qualit&agrave; raggiunti non &egrave; facile, ed i russi ne sono consapevoli, trovare un sostituto alla Mistral. Solo la &lsquo;Le Dokdo&rsquo;, costruita dalla divisione navale della sudcoreana Daewoo &egrave; in grado di reggere la concorrenza con il modello francese.</p>
<p>La tecnologia in dotazione alla Mistral &egrave; di ultima generazione e permette a chi la possiede di dotarsi di un mezzo versatile per la realizzazione di una ampia serie di obiettivi. Come dicevamo, il trasferimento di tecnologia &egrave; il tema pi&ugrave; caldo, sotto il profilo politico, che i due Paesi sono chiamati a discutere.</p>
<p>
</p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT">
<p>La Russia e le pressioni interne</p>
<p>Deve essere chiaro fin dal principio che le trattative sono giunte in una fase alquanto delicata ed una loro conclusione in senso negativo provocherebbe un danno politico ed economico ad entrambi i Paesi. Detto questo, ci sembra corretto affermare che sotto il profilo delle pressioni internazionali la Russia si trovi in una posizione pi&ugrave; facile rispetto alla Francia. Sebbene sia membro di diverse organizzazioni internazionali, in alcune delle quali gioca persino il ruolo guida come nel caso della OTSC, nessuno dei suoi alleati ha espresso preoccupazione per il possibile impiego delle Mistral (anche perch&egrave;, fanno osservare molti, i membri della suddetta alleanza non hanno sbocchi sul mare e di conseguenza non temono possibili sbarchi anfibi russi). La Francia, al contrario, subisce pressioni ed &egrave; costretta a dare spiegazioni a molti alleati all&rsquo;interno e all&rsquo;esterno della NATO. Quindi almeno a livello di politica internazionale la Russia non st&agrave; incontrando gli stessi ostacoli della Francia ed &egrave; libera di portare avanti il proprio ambizioso piano di riforma militare ed ammodernamento degli armamenti in possesso alle proprie forze armate al fine di metterle al passo con le sfide che attendono la Russia nel XXI secolo.</p>
<p>In un certo senso la guerra contro la Georgia dell&rsquo;agosto 2008 ha fatto da catalizzatore a questa spinta riformista: senza ombra di dubbio, la guerra fu vinta dalla Russia che, contrariamente a ci&ograve; che scrivono molti, non fece un uso sproporzionato della forza (perch&egrave; se cos&igrave; fosse oggi probabilmente non esisterebbe pi&ugrave; una Georgia indipendente). Tuttavia il conflitto mise a nudo tutta una serie di carenze dell&rsquo;hardware e dell&rsquo;elettronica russa su cui &egrave; necessario intervenire. Per capire quanto importante sia la Mistral per le forze armate russe &egrave; sufficiente riportare le parole del comandante della marina russa, ammiraglio Vladimir Vysockij, che nel settembre 2009, ricordando le operazioni di sbarco di truppe russe dal mare sulla costa georgiana, sottoline&ograve; come con una Mistral i russi avrebbero potuto raggiungere tale obiettivo in 40 minuti invece delle 26 ore impiegate. Chiaramente tali parole devono essere lette come una critica alle capacit&agrave; navali russe. </p>
<p>Il presidente russo Medvedev ha stabilito che il 2020 &egrave; l&rsquo;anno in cui questo processo di rapida modernizzazione deve essere portato a termine. Per raggiungere tale obiettivo la Russia ha rinunciato al principio di proteggere il proprio complesso militare-industriale acquistando solo le armi da esso prodotte per orientarsi anche verso i produttori esteri. Non solo. I vertici politici e militari russi non hanno risparmiato critiche al settore: oltre all&rsquo;esempio sopra citato dell&rsquo;ammiraglio Vysockij, vale la pena citare il capo di stato maggiore, generale Nikolaj Makarov, che ha pi&ugrave; volte criticato i produttori nazionali affermando che essi non sono in grado di capire e di produrre ci&ograve; che serve alla Russia.</p>
<p>Mosca sembra molto determinata nel portare a termine il proprio obiettivo ed ha gi&agrave; acquistato all&rsquo;estero armi altamente teconologiche (come ad esempio i droni israeliani) o &egrave; in trattative avanzate (come nel caso dei veicoli blindati per il trasporto truppe prodotti dalla italiana IVECO). </p>
<p>Chiaramente se l&rsquo;affare Mistral andasse in porto sarebbe il pi&ugrave; grande acquisto di armi provenienti da un Paese membro della NATO mai realizzato e potrebbe avere, in questo caso il condizionale &egrave; d&rsquo;obbligo, delle ricadute geopolitiche non indifferenti avvicinando politicamente la Russia al cuore dell&rsquo;Europa attraverso i suoi stretti legami con Francia, Germania ed Italia, rendendo ancor pi&ugrave; stringente la necessit&agrave; di riformare le istituzioni su cui si regge la sicurezza europea al fine di accogliere la Russia come partner paritario in grado di assumersi le proprie responsabilit&agrave;.</p>
<p>Sul versante russo, le resistenze pi&ugrave; temibili all&rsquo;accordo (anche se non impossibili da superare) provengono dall&rsquo;interno, in particolare dai produttori di armi e dai costruttori di navi che riescono, grazie al loro peso economico ed ai contatti politici, ad esercitare forti pressioni. Molte compagnie navali russe, alcune delle quali appartengono alla Compagnia di Costruzioni Navali Unite, l&rsquo;azienda di stato che avr&agrave; il compito di costruire le due navi francesi sotto licenza nel casi in cui l&rsquo;accordo dovesse andare a buon fine, mettono in dubbio che l&rsquo;acquisto della portaelicotteri francese sia un buon affare per Mosca e si dicono pronte e capaci a realizzarne una simile. Molte di queste stesse compagnie critiche verso l&rsquo;accordo si sono rivolte al servizio anti-monopolio russo affinch&eacute; questa investigasse sul caso Mistral per capire se non fosse stata violata la legislazione antimonopolistica russa. </p>
<p>&Egrave; probabile che uno dei motivi per cui la Russia ha recentemente deciso di indire un bando di gara aperto a competitori nazionali ed internazionali e di porre fine ai negoziati esclusivi con la Francia sia quello di mettere a tacere queste critiche, senza per&ograve; perdere di vista la necessit&agrave; di concludere l&rsquo;affare con Parigi. Questo perch&egrave; a Mosca sono veramente pochi coloro che credono che attualmente i costruttori navali russi ed i produttori di armi in generale possano realizzare qualcosa anche solo lontanamente simile alla Mistral fancese. Anzi, certi grandi fallimenti (come ad esempio le difficolt&agrave; di collaudo dei nuovi missili intercontinentali Bulava con relativi fallimenti nei lanci di prova e l&rsquo;affondamento del sottomarino Nerpa nel 2008 che ha causato la morte di 20 persone dell&rsquo;equipaggio) hanno aperto gli occhi anche ai pi&ugrave; ottimisti. &Egrave; probabile quindi che il bando di gara sia solo un escamotage per mettere a tacere le critiche provenienti da aziende nazionali con cui &egrave; meglio evitare lo scontro frontale. Anche perch&egrave; non &egrave; intenzione n&eacute; tanto meno interesse di Mosca mettere in ginocchio e smantellare la propria industria militare; al contrario l&rsquo;obiettivo &egrave; quello di aiutarla a rilanciarsi attraverso l&rsquo;importazione di tecnologie straniere utili a permettere la riduzione di un gap tecnologico che al momento &egrave; abbastanza ampio mentre, allo stesso tempo, si cerca di sostenere i prodotti migliori e tecnologicamente pi&ugrave; competitivi. </p>
<p>Se il processo di modernizzazione delle forze armate lanciato dalla Russia dovesse andare a buon fine, Mosca dovrebbe riuscire ad ottenere una serie di benefici militari, economici e geopolitici scaglionati nel tempo. Un buon esempio di quanto appena affermato viene sempre dal possibile acquisto delle 4 Mistral da cui la Russia punta ad ottenere diversi risultati, tra i quali:</p>
<p>1. con la loro entrata in servizio Mosca otterrebbe fin da subito una rinnovata capacit&agrave; di proiezione geopolitica sui mari e sui rimlands attraverso la distribuzione (questa pare essere al momento l&rsquo;idea) di una nave a ciascuna Flotta (Baltico, Nord, Pacifico, Mar Nero). Questo permetterebbe di iniziare a colmare alcune delle lacune che affliggono la attempata marina russa;</p>
<p>2. con l&rsquo;acquisizione della tecnologia (non dimentichiamo che la Russia &egrave; interessata alla Mistral non solo o non principalmente per la sua capacit&agrave; di assalto anfibio, ma per il suo valore come piattaforma di comando con elettronica avanzata per la gestione della battaglia e delle operazioni militari network-centric in mare) da parte dei costruttori russi che si occuperebbero delle 2 Mistral da realizzare sotto licenza la produzione nazionale sarebbe in grado di fare un passo in avanti in termini tecnologici che le permetterebbe di rispondere in modo pi&ugrave; efficente alle necessit&agrave; delle forze armate russe;</p>
<p>3. la Russia, che vuole le Mistral complete dell&rsquo;equipaggiamento di navigazione e della documentazione tecnica ma che intende equipaggiarla, almeno parzialmente, con armi ed elicotteri russi (nello specifico, gli efficientissimi Ka-52 Alligator) mostra di essere interessata a sostenere, soldi alla mano, l&rsquo;industria nazionale in grado di produrre eccellenza e, last but not least, posti di lavoro.</p>
<p lang="it-IT">
<p>Ora, affinch&egrave; quanto appena detto sui possibili benefici che l&rsquo;acquisto della Mistral pu&ograve; apportare si realizzi, &egrave; necessario che Mosca riesca a convincere Parigi ad accettare un trasferimento totale di tecnologia. I vertici politici e militari russi sono stati molto chiari: niente trasferimento di tecnologia niente affare! </p>
<p>Al fine di convincere la Francia a cedere su questo punto la Russia sta esercitando tutta una serie di pressioni: molti credono che l&rsquo;aver messo fine alle discussioni esclusive con Parigi e l&rsquo;aver indetto un bando di gara sia in realt&agrave; una forma di pressione per obbligare la Francia a cedere sul trasferimento di tecnologia. Inoltre, sempre come forma di pressione, la Russia tiene aperte le discussioni con Olanda, Spagna e Corea del Sud per l&rsquo;acquisto di navi appartenenti alla stessa classe della Mistral. Come precedentemente detto, la Daewoo rappresenta il concorrente pi&ugrave; temibile per la Mistral anche se, ed &egrave; bene tenerlo a mente, solo con l&rsquo;acquisto delle Mistral e l&rsquo;avvicinamento alla Francia la Russia pu&ograve; ottenere i dividendi geopolitici sperati sul continente europeo al fine di archiviare la guerra fredda ed essere considerata un interlocutore credibile e fondamentale per la sicurezza. Chiaramente l&rsquo;acquisto Mistral non garantirebbe tali risultati in modo automatico ma sarebbe sicuramente un ottimo inizio. Al contrario, acquistando la Dokto le ricadute politiche sarebbero molto meno significative.</p>
<p>Oltre alle pressioni, che se diventano eccessive potrebbero rivelarsi anche controproducenti, la Russia dovrebbe impegnarsi in atti di diplomazia pubblica volti a sgomberare il campo da tutti quei pregiudizi tipici della guerra fredda che ancora oggi la penalizzano e che sono molto diffusi sul continente europeo, in particolare nell&rsquo;Europa Orientale. Mosca deve proseguire sulla linea utilizzata dal Presidente Medveded volta a presentare l&rsquo;accordo sulle Mistral come segno di buona volont&agrave; e cooperazione nei confronti della Russia poich&eacute; tale affermazione, come presto vedremo, ben si combina alla visione del Presidente francese Sarkozy. </p>
<p>
</p>
<p lang="it-IT">
<p>La Francia e le pressioni esterne</p>
<p>In un certo senso la Francia si trova ad affrontare una situazione diametralmente opposta a quella dell&#8217;interlocutore russo: mentre a livello interno non sembrano esserci troppi ostacoli alla conclusione dell&rsquo;accordo, sul fronte internazionale Parigi si trova a subire pressioni da parte di certi alleati che non vedono di buon occhio la vendita delle Mistral, soprattutto se equippaggiate con tutta la loro tecnologia. Estonia, Lettonia, Lituania e Georgia sono gli Stati che hanno pubblicamente espresso la propria opposizione al progetto poich&eacute; temono che la potenza militare della Mistral venga rivolta, prima o poi, contro di loro. Questi Stati hanno chiesto che l&rsquo;accordo venga accantonato o, nel caso in cui vada in porto, che non avvenga alcun trasferimento di tecnologia militare e che si fornisca garanzie alla loro sicurezza nazionale, altrimenti si vedranno costretti a prendere misure volte ad autotutelarsi. Dal nostro personale punto di vista ci sembra che le preoccupazioni della Georgia trovino, in virt&ugrave; delle relazioni altamente conflittuali con la Russia, un certo fondamento mentre &egrave; un po&#8217; pi&ugrave; difficile comprendere e condividere la posizione dei tre Stati Baltici la cui indipendenza non sembra minimamente in pericolo.</p>
<p>Anche se Estonia, Lituania e Lettonia hanno chiesto che si dibatta la questione in sede NATO per il momento sembra che l&rsquo;Alleanza non sia disponibile, al punto che il Segretario generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen, ha pi&ugrave; volte ribadito che la vendita della Mistral &egrave; una questione bilaterale tra Francia e Russia e si &egrave; detto sicuro del fatto che la Russia, un partner della NATO, non utilizzer&agrave; tali armamenti contro altri Paesi. &Egrave; chiaro che Rasmussen pu&ograve; tenere questa posizione molto accomodante perch&egrave; il membro pi&ugrave; importante dell&rsquo;Alleanza, vale a dire gli Stati Uniti d&rsquo;America, non hanno formulato una politica lineare verso tale questione. Sebbene il segretario di stato Hillary Clinton e quello alla difesa Robert Gates abbiano espresso qualche dubbio in proposito (ma non opposizione) altri, come l&rsquo;ambasciatore americano a Mosca John Beyrle, si sono detti favorevoli alla conclusione dell&rsquo;accordo.  Lo stesso presidente USA Barack Obama nel marzo scorso aveva affermato che si sarebbe dovuto discutere della questione in sede NATO per capirne gli effetti sulla stabilit&agrave; europea ma poi, e questo non ci sembra casuale, non se ne fece nulla. &Egrave; probabile che in questo momento gli USA stiano facendo buon viso a cattivo gioco: chiaramente il fatto che due tra gli Stati europei pi&ugrave; importanti discutano di armi e sicurezza scavalcando Washington non &egrave; certo cosa gradita, ma il reset delle relazioni USA-Russia impone che si adotti una linea prudente. Inoltre non bisogna dimenticare che gli USA hanno una presenza geopolitica in Europa ben radicata e se dopo l&rsquo;ipotetica conclusione dell&rsquo;affare Mistral si vorr&agrave; discutere di sicurezza nel vecchio continente nessuno potra esimersi dall&rsquo;ascoltare il punto di vista e le necessit&agrave; nordamericane in materia. Per il momento comunque la pi&ugrave; grande preoccupazione di Washington non &egrave; la vendita delle 4 portaelicotteri francesi alla Russia bens&igrave; il comportamento degli alleati orientali: gli USA non possono disinteressarsi totalmente delle loro preoccupazioni poich&eacute; potrebbero averne un danno in termini di credibilit&agrave; e innescare processi politici difficili da controllare che potrebbero richiedere un impegno maggiore di Washington in Europa Orientale, in un momento non facile per la diplomazia americana e soprattutto per le casse statali.</p>
<p>I motivi che spingono la Francia ad appoggiare la vendita delle Mistral alla Russia sono molteplici, qui riportiamo quelle che a noi sembrano essere i pi&ugrave; importanti: </p>
<p>1. non &egrave; un segreto il fatto che Parigi aspiri a mantenere ed ampliare la propria centralit&agrave; nella politica europea e cerchi di evitare di essere messa in ombra dal dinamismo di Berlino che da molti anni a questa parte sembra av</p>
</p>
<p></br></p>
</p>
</p>
<p></br></p>
</p>
<p></br></p>
<p>(Continua&#8230;)</p>
<p>via&nbsp;<a href='http://www.eurasia-rivista.org/5748/uninterpretazione-geopolitica-dellaffaire-mistral'>http://www.eurasia-rivista.org/5748/uninterpretazione-geopolitica-dellaffaire-mistral</a></p>
<img src="http://www.blogpolitica.it/?ak_action=api_record_view&id=17753&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blogpolitica.it/2010/09/01/un%e2%80%99interpretazione-geopolitica-dell%e2%80%99affaire-mistral/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Lessico popolare: Non fare il Sarkozy</title>
		<link>http://www.blogpolitica.it/2010/09/01/lessico-popolare-non-fare-il-sarkozy/</link>
		<comments>http://www.blogpolitica.it/2010/09/01/lessico-popolare-non-fare-il-sarkozy/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 17:45:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Francia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blogpolitica.it/2010/09/01/lessico-popolare-non-fare-il-sarkozy/</guid>
		<description><![CDATA[Come tutti voi lettori saprete ormai, la Romania &#232; balzata agli onori della cronaca nelle settimane scorse grazie al colpo di genio che le calde giornate estive lungo la Senna hanno provocato al Signor Sarkozy. Avevo inizialmente deciso di non parlarne perch&#232; non &#232; facile trattare un tema come quello dei Rom dall&#8217;osservatorio privilegiato di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come tutti voi lettori saprete ormai, la Romania &egrave; balzata agli onori della cronaca nelle settimane scorse grazie al colpo di genio che le calde giornate estive lungo la Senna hanno provocato al Signor Sarkozy. Avevo inizialmente deciso di non parlarne perch&egrave; non &egrave; facile trattare un tema come quello dei Rom dall&#8217;osservatorio privilegiato di Bucarest. I rimpatri per la televisione francese e l&#8217;elettorato di destra sono ormai cominciati, una manciata di Rom &egrave; arrivata, e non appena Sarkozy torner&agrave; a salire nei sondaggi d&#8217;Oltralpe (conclusione gi&agrave; di per s&egrave; terribile), sono certo che i rimpatri si fermeranno.</p>
<p>Veniamo a noi, o meglio ai commenti sentiti su TVR (televisione nazionale rumena) nei giorni passati. I servizi sulla deportazione forzata, e a pagamento (deportazione &egrave; l&#8217;unico termine che mi viene in mente, non riesco a pensare ad altra definizione) non mancavano di far notare come l&#8217;iniziativa francese sia stata subito appoggiata e elogiata dalla Liga Nordului (Lega Nord ndr per chi non comprendesse la traduzione &#8211; vuoi mai che qualche padano si senta offeso per essere stato tradotto), partito xenofobo italiano. Senza entrare nel merito della faccenda, dato che sono da sempre convinto che tentare di fermare gli spostamenti della gente sarebbe un po&#8217; come provare a fermare un fiume con le mani, voglio per&ograve; riportare un fatto interessante, il conio di una nuova espressione nel lessico popolare Bucarestese: &#8220;Non fare il Sarkozy&#8221;.&nbsp; L&#8217;espressione &egrave; atta a indicare una persona che racconta fesserie, e che vuole fare bela figura a tutti i costi. Insomma, un chiacchierone inaffidabile. Noooo! non sto parlando del Primo Ministro italiano, ma del Presidente francese. Non confondete i soggetti, miei cari lettori.</p>
<p>Insomma, poich&egrave; pare che nemmeno il Papa possa criticare la politica francese sull&#8217;immigrazione, io mi limito a fare alcuni calcoli. Pare che da met&agrave; luglio, data di inizio della deportazione, siano tornati in Romania 1000 persone. Ci&ograve; equivale allo 0,000016% della popolazione francese, e allo 0,00015% della popolazione immigrata in Francia. Capirete tutti che l&#8217;obiettivo di questa campagna non &egrave; assolutamente quello di contrastare l&#8217;immigrazione, ma semplicemente di rispondere in maniera grossolana, superficiale, populista e mediaticamente efficiente a quanto la gente &egrave; stata recentemente educata a domandare: una maggiore sicurezza. E cosa c&#8217;&egrave; di meglio di un&#8217;ubriacatura mediatica dove un migliaio di persone vengono deportate in un paese che suona ancora come tanto lontano nell&#8217;immaginario di molti?</p>
<p>Qui in molti hanno capito la cosa e l&#8217;indignazione non &egrave; legata al fatto in s&egrave;; piuttosto viene osservato con un sorriso amaro questo modo rozzo di lavarsi la coscienza, e pensare di risolvere in maniera barbara la questione Rom, come stanno provando a fare in Francia. Ed ecco allora che si diffonde l&#8217;espressione &#8220;Non fare il Sarkozy&#8221;</p>
<p>(Continua&#8230;)</p>
<p>via&nbsp;<a href='http://piataunirii.wordpress.com/2010/09/01/lessico-popolare-non-fare-il-sarkozy/'>http://piataunirii.wordpress.com/2010/09/01/lessico-popolare-non-fare-il-sarkozy/</a></p>
<img src="http://www.blogpolitica.it/?ak_action=api_record_view&id=17752&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blogpolitica.it/2010/09/01/lessico-popolare-non-fare-il-sarkozy/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Carla Bruni:per l&#8217;islam reale, una &quot;prostituta che merita la morte&quot;!</title>
		<link>http://www.blogpolitica.it/2010/09/01/carla-bruniper-lislam-reale-una-prostituta-che-merita-la-morte/</link>
		<comments>http://www.blogpolitica.it/2010/09/01/carla-bruniper-lislam-reale-una-prostituta-che-merita-la-morte/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 02:45:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Francia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blogpolitica.it/2010/09/01/carla-bruniper-lislam-reale-una-prostituta-che-merita-la-morte/</guid>
		<description><![CDATA[MILANO &#8211; Prima l&#8217;accusa di essere una &#171;prostituta&#187;, per avere preso le difese di una donna condannata alla lapidazione sulla base della legge islamica. Ma non bastava. Adesso Carla Bruni &#171;merita la morte&#187;. Lo scrive oggi il quotidiano ultraconservatore iraniano Kayhan, lo stesso che aveva accusato di meretricio la moglie del presidente francese Nicolas Sarkozy. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>MILANO &#8211; Prima l&#8217;accusa di essere una &laquo;prostituta&raquo;, per avere preso  le  difese di una donna condannata alla lapidazione sulla base della  legge islamica. Ma non bastava. Adesso Carla Bruni &laquo;merita la morte&raquo;. Lo  scrive oggi il quotidiano ultraconservatore iraniano Kayhan, lo stesso  che aveva accusato di meretricio la moglie del presidente francese  Nicolas Sarkozy.</p>
<p>&laquo;PROSTITUTA ITALIANA&raquo;&emsp;- Il nuovo attacco alla Bruni parte  dall&#8217;idea che la vita privata della Bruni, definita ancora una volta  &laquo;prostituta italiana&raquo;, sia &laquo;immorale&raquo;. &laquo;L&#8217;analisi del passato di Carla  Bruni &#8211; si legge sul quotidiano filo-governativo &#8211; mostra chiaramente  perch&eacute; questa donna immorale abbia sostenuto una donna iraniana  condannata a morte per adulterio e per avere partecipato all&#8217;omicidio  del marito. E infatti lei stessa merita la morte&raquo;.</p>
<p>LA PROTESTA UFFICIALE &#8211; Per Parigi le offese sulla stampa  iraniana contro Carla Bruni-Sarkozy, premiere dame di Francia, sono  &laquo;inaccettabili&raquo; e un messaggio in proposito &egrave; stato inviato  ufficialmente alle autorit&agrave; iraniane. &laquo;La Repubblica islamica &#8211; &egrave; stata  la replica di Teheran &#8211; non approva l&#8217;insulto contro i responsabili di  iltri Paesi &#8211; ha detto il portavoce del ministero degli Esteri, Ramin  Mehmanparast -. Spero che tutti i media facciano pi&ugrave; attenzione. Si pu&ograve;  criticare la politica ostile di certe nazioni o il comportamento delle  autorit&agrave; di altri Paesi e possiamo esprimere la nostra protesta, ma non  bisogna utilizzare parole insultanti. Questo non &egrave; corretto&raquo;. Ma se la  gran parte della stampa iraniana si &egrave; ben guardata dall&#8217;andare appresso a  Kayhan nella sua campagna anti-Bruni, il sito web del gruppo editoriale  governativo Iran, www.inn.ir, ha rilanciato la questione scrivendo che i  media occidentali, &laquo;documentando i numerosi casi di immemoralit&agrave;  precedenti, hanno implicitamente confermato che Carla Bruni meritava  quel titolo&raquo;.</p>
<p>IL CASO ASHTIANI &#8211; Carla Bruni Sarkozy aveva preso posizione il  23 agosto contro l&#8217;annunciata lapidazione di  Sakineh   Mohammadi-Ashtiani, madre di famiglia di 43 anni condannata a morte per  lapidazione per adulterio e per avere, secondo l&#8217;accusa, avere avuto un  ruolo anche nell&#8217;omicidio del marito. Teheran aveva annunciato a luglio  la sospensione della sentenza proprio per le reazioni che, Carla Bruni a  parte, la vicenda aveva sollevato in Europa e in tutto il mondo  occidentale. La presa di posizione della premi&egrave;re dame di Francia non  era per&ograve;</p>
<p>(Continua&#8230;)</p>
<p>via&nbsp;<a href='http://valeursoccidentales.hautetfort.com/archive/2010/08/31/carla-bruni-per-l-islam-reale-una-prostituta-che-merita-la-m.html'>http://valeursoccidentales.hautetfort.com/archive/2010/08/31/carla-bruni-per-l-islam-reale-una-prostituta-che-merita-la-m.html</a></p>
<img src="http://www.blogpolitica.it/?ak_action=api_record_view&id=17715&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blogpolitica.it/2010/09/01/carla-bruniper-lislam-reale-una-prostituta-che-merita-la-morte/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>[Video] Elezioni regionali le candidate di Berlusconi</title>
		<link>http://www.blogpolitica.it/2010/08/31/video-elezioni-regionali-le-candidate-di-berlusconi/</link>
		<comments>http://www.blogpolitica.it/2010/08/31/video-elezioni-regionali-le-candidate-di-berlusconi/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 11:45:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Francia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blogpolitica.it/2010/08/31/video-elezioni-regionali-le-candidate-di-berlusconi/</guid>
		<description><![CDATA[Le candidate di Berlusconi gli italiani e la Francia via&#160;http://www.youtube.com/watch?v=zRnUoCxTv5M&#38;amp;feature=youtube_gdata]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.blogpolitica.it/wp-content/plugins/wp-o-matic/cache/49987_default.jpg" /></p>
<p>Le candidate di Berlusconi gli italiani e la Francia<object width="425" height="355"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/zRnUoCxTv5M&amp;feature=youtube_gdata&amp;rel=0"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/zRnUoCxTv5M&amp;feature=youtube_gdata&amp;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="355"></embed></object></p>
<p>via&nbsp;<a href='http://www.youtube.com/watch?v=zRnUoCxTv5M&amp;amp;feature=youtube_gdata'>http://www.youtube.com/watch?v=zRnUoCxTv5M&amp;amp;feature=youtube_gdata</a></p>
<img src="http://www.blogpolitica.it/?ak_action=api_record_view&id=17691&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blogpolitica.it/2010/08/31/video-elezioni-regionali-le-candidate-di-berlusconi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Barbara Spinelli, Zingari le radici dell&#8217;odio</title>
		<link>http://www.blogpolitica.it/2010/08/31/barbara-spinelli-zingari-le-radici-dellodio/</link>
		<comments>http://www.blogpolitica.it/2010/08/31/barbara-spinelli-zingari-le-radici-dellodio/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 08:45:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Francia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blogpolitica.it/2010/08/31/barbara-spinelli-zingari-le-radici-dellodio/</guid>
		<description><![CDATA[Zingari le radici dell&#8217;odio da la stampa BARBARA SPINELLI, Zingari: le radici dell&#8217;odio E&#8217; utile ricordare come fu possibile, appena sette-otto decenni fa, la distruzione degli zingari nei campi tedeschi. Non fu un piano di sterminio accanitamente premeditato, in origine non nacque nella mente di Hitler. Nel libro Mein Kampf si parla di ebrei, non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Zingari le radici dell&#8217;odio<br /> da la stampa</p>
<p> BARBARA SPINELLI, Zingari: le radici dell&#8217;odio </p>
<p> E&rsquo; utile ricordare come fu possibile, appena sette-otto decenni fa, la distruzione degli zingari nei campi tedeschi. Non fu un piano di sterminio accanitamente premeditato, in origine non nacque nella mente di Hitler. Nel libro Mein Kampf si parla di ebrei, non di zingari. La distruzione (in lingua rom Por&agrave;jmos, il &laquo;grande divoramento&raquo;) ha le sue radici nella volont&agrave; tenace, insistente, delle campagne e delle periferie urbane tedesche: un fiume di ripugnanza possente, antico, che la democrazia di Weimar non argin&ograve; ma assecond&ograve;. Chi ha visto il film di Michael Haneke Il nastro bianco sa come prendono forma i furori che accecano la mente, escludono il diverso, infine l&rsquo;eliminano perch&eacute; sia fatta igiene nella famiglia, nel villaggio, nella nazione. Anche l&rsquo;antisemitismo ha radici simili, tutti i genocidi sono favoriti da silenziosi consensi. Ma l&rsquo;odio dei Rom e dei Sinti (zingari &egrave; dal secolo scorso nome spregiativo) riscuote consensi particolarmente vasti. &Egrave; un odio che ancor oggi s&rsquo;esprime liberamente, nessun vero tab&ugrave; lo vieta: in parte perch&eacute; &egrave; sepolto nelle cantine degli animi, dove vive indisturbato; in parte perch&eacute; &egrave; un&rsquo;avversione non del tutto razziale; in parte perch&eacute; il loro genocidio non ha generato l&rsquo;interdizione sacra tipica del tab&ugrave;.</p>
<p> A differenza di quello che accadde per gli ebrei, nel dopoguerra non si innalz&ograve; in Europa una diga fatta di vergogna di s&eacute;, di memoria che sta all&rsquo;erta. Si cominci&ograve; a parlare tardi degli zingari, i libri che narrano la loro sorte sono sufficienti ma non molti. E&rsquo; strano come Sarkozy, figlio di un ungherese, non abbia ricordo, quando decide l&rsquo;espulsione dei rom, di quel che essi patirono in Europa orientale. &Egrave; strano che non ricordi quel che patiscono ancor oggi nei Paesi da cui fuggono, perch&eacute; l&rsquo;Est europeo &egrave; uscito dalle dittature denunciando il totalitarismo comunista ma non i nazionalismi etnici, non l&rsquo;ideologia che mette il cittadino purosangue al di sopra della persona: in Romania, Bulgaria, Ungheria, i rom sono trattati, nonostante il genocidio, come sotto-persone. Rimpatriarli spesso &egrave; condannarli ancor pi&ugrave;. &Egrave; anche un&rsquo;ipocrisia, perch&eacute; come cittadini europei i rom possono tornare in Francia o Italia senza visti. Spesso vengono chiamati romeni. Sarebbe bene sapere che i Rom sono detestati dalla maggioranza dei Romeni. Ovunque, la crisi economica li trasforma in capri espiatori. Il pi&ugrave; delle volte non &egrave; la razza a svegliare esecrazione. &Egrave; il modo di vivere itinerante. L&rsquo;Unione, allargandosi nel 2004 e 2007, ha accolto anche questa comunit&agrave; speciale, per vocazione non sedentaria, originaria dell&rsquo;India, insediatasi nel nostro continente cinque-sei secoli fa, ripetutamente perseguitata.</p>
<p> Una direttiva europea restringe la libera circolazione se l&rsquo;ordine pubblico &egrave; turbato, ma la direttiva vale per i singoli e comunque decadr&agrave; nel dicembre 2013. Non &egrave; chiaro chi oggi abbia ricominciato questa storia di esclusioni, di muri che separando i nomadi dal cittadino &laquo;normale&raquo; impedisce loro di divenire sedentari se vogliono, di trovar lavori, di non cadere nelle mani di mafie. &Egrave; probabile che Berlusconi e Bossi abbiano svolto un ruolo d&rsquo;avanguardia: un ruolo di &laquo;modello per l&rsquo;Europa&raquo;, ha detto monsignor Giancarlo Perego, direttore della Fondazione Migrantes della Cei (La Stampa, 22 agosto). Molti governi dell&rsquo;Est si sono sentiti legittimati dall&rsquo;Italia, Paese fondatore dell&rsquo;Unione. Ora Sarkozy si fa megafono del fiume d&rsquo;esecrazione. La parola che ha ripetuto pi&ugrave; volte, parlando di immigrati, di rom e di delinquenza a Grenoble, era &laquo;guerra&raquo;. Nello stesso discorso, il Presidente ha annunciato che il cittadino di origine straniera colpevole di delitti perder&agrave; la nazionalit&agrave; francese (la parola d&eacute;cheance, revoca, rimanda a d&eacute;chet, pattume). La democrazia non ci protegge da simili deviazioni, proprio perch&eacute; la volont&agrave; del popolo &egrave; il suo cardine. Giuliano Amato lo spiega bene, in un articolo sul Sole-24 Ore del 22 agosto: ci sono momenti, e la crisi economica &egrave; uno di questi, in cui pu&ograve; crearsi un conflitto mortale fra i due imperativi democratici che sono l&rsquo;esigenza del consenso e quella di preservare la propria civilt&agrave;.</p>
<p> Il leader democratico ansioso di raccogliere immediati consensi vince forse alle urne, ma non salva necessariamente la civilt&agrave; (&laquo;Non a caso nell&rsquo;assetto istituzionale delle democrazie si distingue fra istituzioni maggioritarie elettive, nelle quali prevalgono le ragioni del consenso, e istituzioni non maggioritarie di garanzia, in primo luogo le corti, nelle quali dovrebbero prevalere le ragioni della civilt&agrave; codificate proprio in quei diritti a cui le maggioranze sono meno sensibili&raquo;). Sono rari, nei moderni Stati-nazione, i leader che sappiano tener conto di ambedue gli imperativi, e nei momenti critici anteporre le esigenze della civilt&agrave; a quelle del consenso. Quando Obama si dichiara non contrario alla costruzione di una moschea nei pressi di Ground Zero difende la costituzione laica e la storia americana lunga, non la storia tra un sondaggio e l&rsquo;altro. Il consenso sente di doverselo creare a partire da qui, sapendo che pu&ograve; anche perderlo. In genere, quando i governanti esaltano ogni minuto la sovranit&agrave; e le emozioni del popolo non &egrave; il popolo a governare: sono le oligarchie, i poteri segreti, le mafie. Anche la nostra Costituzione ha lo sguardo lungo, e non a caso d&agrave; la preminenza alla persona, pi&ugrave; ancora che al cittadino. Tutti gli articoli che concernono i diritti fondamentali (libert&agrave;, divieto della violenza, inviolabilit&agrave; del domicilio, responsabilit&agrave; penale, diritto alla salute) parlano non di cittadini ma di persone o individui, e precedono la Costituzione stessa.</p>
<p> Il nomadismo &egrave; una forma di vita che tende a scomparire, ma resta una forma della vita umana. Il non aver fissa dimora, il vivere in roulotte, il muoversi in carovane (&laquo;in orde&raquo;, era scritto nei decreti d&rsquo;espulsione ai tempi di Weimar e di Hitler): tutto ci&ograve; &egrave; parte della cultura dei Rom e Sinti. Lo &egrave; anche la scelta di adottare la religione dei Paesi in cui vivono: &egrave; l&rsquo;integrazione che prediligono da secoli. Come tutti i cittadini anch&rsquo;essi delinquono, specie se vessati. I pi&ugrave; sono cittadini plurisecolari dei Paesi in cui girovagano o si sedentarizzano. Da noi, l&rsquo;80 per cento dei Rom sono italiani. Non sono mancate le proteste contro la politica francese (700 ri</br></br></br></br></br></br></br></br></br></br></br></br></br></br></p>
<p>(Continua&#8230;)</p>
<p>via&nbsp;<a href='http://duemilaragioni.myblog.it/archive/2010/08/30/barbara-spinelli-zingari-le-radici-dell-odio.html'>http://duemilaragioni.myblog.it/archive/2010/08/30/barbara-spinelli-zingari-le-radici-dell-odio.html</a></p>
<img src="http://www.blogpolitica.it/?ak_action=api_record_view&id=17688&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blogpolitica.it/2010/08/31/barbara-spinelli-zingari-le-radici-dellodio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
